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Forum Internazionale dei Giovani e cammino post-sinodale: la parola a don Rossano Sala

Si è svolto l’XI Forum Internazionale dei Giovani dal 18 al 22 giugno tra Roma e Ciampino, con la partecipazione di circa 250 giovani di tutto il mondo e in rappresentanza di tanti movimenti e associazioni ecclesiali. Si riporta l’articolo pubblicato oggi dall’Agenzia d’Informazione Salesiana (ANS) e il video-commento di don Rossano Sala.

(ANS – Roma) – “Un momento d’incontro, comunione e sinodalità… Che è andato a dare compimento alla riunione Pre-sinodale dei giovani del marzo 2018”. Con queste chiavi di lettura don Rossano Sala, SDB, Segretario Speciale per il Sinodo dei Vescovi del 2018, interpreta l’XI Forum Internazionale dei Giovani, svoltosi dal 18 al 22 giugno tra Roma e Ciampino, con la partecipazione di circa 250 giovani di tutto il mondo e in rappresentanza di tanti movimenti e associazioni ecclesiali.

Don Sala, può raccontarci cos’è successo in quei giorni?

Abbiamo vissuto tre ampi momenti di riflessione. La prima giornata è stata dedicata al cammino sinodale, con particolare attenzione al metodo utilizzato: perché il Sinodo sui Giovani c’insegna in primo luogo uno stile di camminare, di dare la parola a tutti, di ascoltare.

La seconda giornata, poi, è stata dedicata all’Esortazione Apostolica Christus Vivit, affinché ciascun giovane e Chiesa particolare potesse conoscerla e farla propria.

E nella terza giornata abbiamo ragionato sul grande tema della ricezione, la fase più delicata di questo cammino Post-sinodale: come inaugurare nuovi cammini, nuovi itinerari, nuove prospettive?

Sabato mattina, infine, il Papa ci ha accolti in udienza, ha salutato, stringendogli la mano, tutti i giovani, uno ad uno; e ha anche presentato i temi delle tre prossime Giornate Mondiali della Gioventù (GMG), scanditi dal verbo “Alzati”, in una prospettiva di Risurrezione e di consapevolezza di quello che i giovani possono dire e possono dare al mondo e alla Chiesa.

Quali sono le principali prospettive su cui lavorare ora?

Faccio riferimento alle tre parole emerse dal cammino sinodale: in primo luogo “Sinodalità”. La grande richiesta dei giovani alla Chiesa è che sappia vivere e lavorare insieme, che sia un segno luminoso di fraternità. I giovani ci hanno ricordato che la comunione è la prima e più importante forma di evangelizzazione.

La seconda parola è “Vocazione”. Ognuno è chiamato a dare la sua parte, in ottica missionaria. La grande domanda che Papa Francesco pone a tutti i giovani non è “Chi sono io?”, o “Cosa posso fare per essere felice?”; ma “Per chi sono io?”, “Chi devo rendere felice per essere felice?”.

E la terza è “Discernimento”. Papa Francesco non ci offre soluzioni preconfezionate, ma chiede ai giovani di mettersi davanti al Signore in una dinamica contemplativa ed entusiasmante, in cui tutti siamo soggetti attivi.

Cosa significa tutto questo per la Famiglia Salesiana?

Intanto voglio dire che a quest’incontro c’erano, sì, alcune persone del mondo salesiano, poi c’era Carina, la rappresentante del Movimento Giovanile Salesiano… Ma soprattutto c’erano tanti giovani che hanno manifestato in quei giorni una simpatia, una conoscenza e uno stile salesiano.

Poi, per un salesiano, significa principalmente fare dei giovani dei compagni di viaggio. Non i giovani come recettori, come destinatari, ma come protagonisti della Pastorale. Don Bosco, d’altra parte, ha sempre creduto nei giovani: basta vedere l’atto di fondazione della Congregazione, che è stato firmato da ragazzi di 14-15 anni. La Chiesa oggi ci chiede un rinnovato entusiasmo per ripartire da lì.

Guardando al Capitolo Generale, oltre che al cammino sinodale, quali Salesiani per i giovani di oggi?

Un salesiano, innanzitutto, che abbia fiducia nei giovani; che sappia mettersi in discussione di fronte alla sfide del nostro tempo, in una rinnovata laboriosità culturale; e che sia cosciente della sua vocazione specifica verso i giovani più piccoli e più poveri.

Su ANSChannel è disponibile il video integrale dell’intervista a don Rossano Sala (anche con sottotitoli in spagnolo).

RMG – Seminario di studio su “Accompagnamento Salesiano e Affettività”

Un Seminario di studio su “Accompagnamento Salesiano e Affettività” promosso dal Dicastero per la Pastorale Giovanile. SI riporta l’articolo pubblicato oggi dall’Agenzia d’Informazione Salesiana (ANS).

(ANS – Roma) – Dal 25 al 29 novembre 2019 al “Sacro Cuore” di Roma si terrà un Seminario di studio su “Accompagnamento Salesiano e Affettività” promosso dal Dicastero per la Pastorale Giovanile. Si tratta dell’ultima tappa di un percorso di animazione della Congregazione sul tema dell’Accompagnamento Salesiano.

Tra il 2010 e il 2013, infatti, il Dicastero per la Pastorale Giovanile ha organizzato una serie di quattro seminari, dal 2010 al 2013, sul tema della direzione spirituale. Gli atti di questa serie di seminari sono stati poi raccolti nella pubblicazione “Accompagnamento spirituale. Itinerario pedagogico spirituale in chiave salesiana al servizio dei giovani”.

Nel 2016, inoltre, lo stesso Dicastero ha promosso un Seminario di studio intitolato “Accompagnare la vita di preghiera”.

Alla luce delle indicazioni provenienti dai Sinodi sulla famiglia e sui giovani, e delle riflessioni promosse dalla Congregazione con il Congresso Internazionale su Pastorale Giovanile e Famiglia, il prossimo Seminario di Studio guarderà dunque all’accompagnamento dei giovani con riferimento al tema dell’affettività e dell’educazione all’amore.

Il Seminario si rivolge a Salesiani e laici impegnati nell’accompagnamento personale dei giovani e a quanti hanno un’esperienza concreta nell’educazione dell’affettività dei giovani nella Pastorale Giovanile Salesiana. L’incontro sarà articolato in quattro moduli: studio delle sfide antropologiche, culturali e sociali nel campo dell’educazione all’amore; caratteristiche della persona che accompagna i giovani nel cammino dell’educazione all’amore e nel discernimento; le sfide affettive che i giovani incontrano oggi nel loro cammino di crescita integrale; il contributo del carisma salesiano nei processi di educazione all’amore, a partire dallo studio delle fonti su San Francesco di Sales.

Ogni giornata sarà dedicata all’approfondimento di un modulo. Ogni giorno al mattino sarà offerta una lectio divina e una relazione principale sul tema, con un tempo appropriato per la riflessione personale e il confronto in gruppi linguistici. Nella prima sessione del pomeriggio di ogni giornata, i partecipanti potranno presentare i frutti del loro confronto nei gruppi di lavoro e dialogare con i relatori del Seminario. L’ultima sessione di ogni giornata sarà dedicata all’approfondimento, in forma laboratoriale e sotto la guida di esperti, di alcune tematiche specifiche in linea con gli obiettivi del Seminario: omosessualità e teoria del “gender”, affettività e famiglia, educazione sessuale integrale, “transformative learning”.

La metodologia proposta, pertanto, intende favorire il coinvolgimento attivo dei partecipanti e la produzione di materiale di supporto alla riflessione e all’educazione dei giovani con riferimento ai temi dell’affettività e dell’amore.

Il Dicastero per la Pastorale Giovanile è in grado di offrire la partecipazione al Seminario. Per l’alloggio e la sistemazione a Roma, si rinvia all’iniziativa dei partecipanti.

Per registrarsi al Seminario occorre compilare l’apposito formulario

 

 

La Vocazione nell’era digitale – don Luca Peyron su Rogate Ergo

Si segnala l’articolo pubblicato dalla Rivista di animazione vocazionale Rogate Ergo (n.4 2019), redatto da don Luca Peyron sul tema della “vocazione nell’era digitale”, riportando il suo nuovo libro Incarnazione digitale (Editrice Elledici).

Dal 1985 comincia la diffusione di massa dei computer ad interfaccia grafica, da allora i nuovi nati sono chiamati dalla sociologia nativi digitali, bimbi cresciuti in un mondo totalmente avvolto dal digitale e tutti gli altri sono ormai migranti digitali. Sono i nostri giovani, coloro che siamo chiamati ad accompagnare.

Le questioni che l’era digitale suscita sono profondamente connesse con i temi tipicamente propri della pastorale vocazionale: l’identità, la libertà, la responsabilità, la capacità di scegliere, l’idea stessa di ascolto e di risposta. Lo si deduce affrontando le grandi questioni sociali ed antropologiche dell’era digitale quali la velocità, la globalità, la reversibilità apparente delle scelte, la fruibilità e l’intuitività degli strumenti, la democraticità e l’accessibilità ai beni e così via. Dal punto di vista sociale le distanze sono molte: i nostri contemporanei hanno accettato l’assioma che il possibile è doveroso e che il principio teleologico sia il termine di un processo sostanzialmente sperimentale e matematico e non la verità verso cui tendiamo perché donata in una Rivelazione. Inoltre la vocazione del mondo consiste, per i nostri contemporanei, nello scoprire come realizzare tecnicamente quanto è socialmente desiderabile e perciò immediatamente giusto e non certamente accogliere e custodire il Regno. C’è un invisibile che si prende cura di noi ed è una struttura informazionale, una rete digitale, ed i cristiani di questo tempo, che hanno contribuito a disegnare questo scenario, sono chiamati a porvi la differenza cristiana, a suggerire un governo di questo processo. Benedetto XVI, riprendendo il Magistero di Paolo VI, ci ha ricordato in Caritas in Veritate che rispondere allo sviluppo tecnologico è parte integrante della nostra vocazione cristiana, anzi che è proprio della vocazione cristiana intesa come presenza dei cristiani nel tempo in cui vivono.

Quali dunque alcuni suggerimenti in termini di pastorale vocazionale? In primo luogo è necessario conoscere meglio il mondo che ci circonda, sforzandosi di non avere precomprensioni. Non bisogna pensare in modo ingenuo che la conoscenza o la semplice utilizzazione di questi strumenti siano di per sé sufficienti, ma sono certamente quel primo contatto con la realtà oggi necessario e senza temere il senso di estraneità, perché l’amore lo può redimere. Dal punto di vista vocazionale il digitale ci impone un ascolto nuovo, vero, che dica un desiderio autentico di conoscenza e di coinvolgimento, una dichiarata volontà di non essere alieni in questo mondo e che accetta l’umiliazione di rimettersi ad imparare. Un secondo aspetto è quello di cercare di più il dialogo intergenerazionale: se i giovani sono tecnicamente più capaci di stare nella realtà digitale, d’altro canto non hanno l’esperienza esistenziale per rispondere alle sollecitazioni che la vita pone. Dopo diversi secoli questa è la prima occasione in cui generazioni diverse hanno costitutivamente bisogno le une delle altre. Chi è più vecchio ha bisogno dei giovani per stare nella realtà e chi è più giovane ha bisogno dei vecchi per giudicare questa realtà in cui tutti noi stiamo. Di qui può nascere un dialogo fecondo in cui ciascuno porta quello che è e quello che ha, senza posizioni di dominio, senza giudizi precostituiti, senza soprattutto posizioni di potere. Dal punto di vista vocazionale un tale percorso è molto fecondo perché restituisce agli educatori uno sguardo effettivamente casto, uno sguardo che non possiede l’altro per ottenerne qualche cosa, per portarlo là dove pensa egli debba andare poiché invece siamo in cammino tutti insieme. Rischieremo di sembrare goffi, ma questo ci restituirà tenerezza, rispetto reciproco e dovremmo badare a non pretendere di dire l’ultima parola, di sapere la verità. Il terzo e ultimo aspetto lo recuperiamo dalla tradizione spirituale: il bisogno del silenzio e del tempo. L’era digitale va veloce, affoga la mente ed il cuore in una alluvione di dati, pretende che l’essere umano sia performante, come una macchina. Nel 2020 è stato calcolato che su 7 miliardi e mezzo di persone ci saranno 80 miliardi di macchine connesse tra loro. Le macchine dunque parlano già tra loro escludendoci dal dialogo, non dobbiamo rincorrerlo, dobbiamo governarlo, e proprio perché loro già corrono, noi possiamo passarci il lusso di rallentare, di fermarci. Nessuno, neppure la macchina in realtà, è capace di fare due operazioni contemporaneamente, dobbiamo ricordare all’essere umano che deve scegliere di essere se stesso lasciando alla macchina il compito di compitare.

La pastorale vocazionale nell’era digitale deve essere il luogo esistenziale e teologico in cui possiamo scegliere di non essere performanti, ma performativi, ossia un contesto in cui essere accompagnati non a raggiungere dei risultati, ma in cui essere raggiunti da una notizia, quella dell’amore di Dio che ci permette di essere sino in fondo capaci di noi stessi e degli altri. In un contesto in cui la realtà quasi impone di utilizzare delle piattaforme pensiamo ai social media possiamo rilanciare lo spazio gratuito della meraviglia, della sorpresa, della creatività ricordando ai nostri contemporanei che l’esercizio autentico della libertà avviene non nell’esecuzione di un programma o di un progetto e qui dovremmo purificare anche il nostro linguaggio fatto di troppi progetti di Dio e progetti pastorali ma nell’accoglienza di una libera facoltà di risposta creativa. La vocazione, infatti, non è adesione ad un percorso, ma conoscenza di una meta la santità da raggiungere in uno stato di vita liberamente e creativamente generato giorno per giorno in dialogo con Dio. L’era digitale ci consegna, in modo spesso scorretto, un’istanza corretta. In qualche modo i nostri contemporanei si sono aspettati dai grandi innovatori non semplicemente dei prodotti capaci di incontrare dei bisogni, ma una filosofia di vita, una risposta materiale ad una domanda esistenziale.

All’inizio dell’anno un esperto del settore scrive:

“Non sappiamo che cosa svelerà un nuovo paradigma, genererà un nuovo mercato, aprirà gli occhi sul superamento di un nuovo limite del possibile. Ma sappiamo che l’innovazione che adotteremo si manifesterà come uno di questi svelamenti. Tutto il resto sarà qualcosa da comprare. O da non comprare. La Apple sarà protagonista del nuovo paradigma? Lo sarà la Samsung? Lo sarà l’IIT o la Bosch? Lo sarà Google o il New York Times? Non lo sappiamo. Ma sappiamo che non è l’aggiornamento che cerchiamo. Cerchiamo risposte a domande fondamentali”.

Ecco abbiamo delle risposte, abbiamo la risposta alla domanda fondamentale ed è Gesù, ieri come domani, accompagniamo i nostri contemporanei nello scoprirla nell’unico modo possibile: in una relazione, l’era digitale ben governata ci fornisce strumenti nuovi per portare questa notizia e favorire questa relazione.

Savio Club: esercizi spirituali delle scuole medie a Colle Don Bosco

Dall’11 al 13 aprile scorso si sono svolti gli esercizi spirituali delle scuole medie presso Colle Don Bosco, raggiungendo 150 partecipanti.

Tra i presenti, i novizi di Monte Oliveto, le postulanti Figlie di Maria Ausiliatrice di Torino, alcuni animatori e alcuni catechisti delle scuole salesiane del Piemonte.

Una iniziativa che da anni si propone alle scuole medie del Piemonte e della Valle d’Aosta.

I ragazzi hanno lavorato sul tema “Ho desiderato mangiare questa Pasqua con voi“, una sorta di preparazione  alla Pasqua ormai prossima, riflettendo soprattutto sulla parabola dei talenti: il Signore ci chiama dandoci dei doni specifici da mettere a servizio degli altri.

Si è poi lavorato e riflettuto sul “Sogno dei 9 anni“, ricordando come Don Bosco si è sentito dire “renditi umile, forte e robusto“.  A tal proposito sono intervenuti dei testimoni che hanno parlato di questi 3 aspetti.  Ulteriore riflessione è stata poi dedicata alla vocazione di Mosé, che al roveto ardente si è sentito dire di togliersi i sandali per poter poi andare a servire il suo popolo.

Un’esperienza valida a motivo della scelta ottima fatta dai responsabili delle singole case.

Sicuramente la presenza dei novizi e delle postulanti ha aiutato a creare un clima familiare dove preghiera, formazione, divertimento e relazioni sono stati ben dosati nello stile di don Bosco.

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Esercizi Spirituali Cnos-Fap a Muzzano

Si sono svolti a Muzzano gli Esercizi Spirituali per i giovani allievi dei Cnos-Fap del Piemonte nelle giornate del 27 e 28 marzo 2019. Hanno visto la partecipazione di 110 ragazzi provenienti dai 13 Centri di Formazione Professionale del Piemonte e Valle d’Aosta assieme a tutti gli educatori ed i catechisti responsabili.

Centri focali delle giornate sono stati:

  • Il confronto,
  • Il gioco,
  • Le due testimonianze.

La prima testimonianza è stata quella di Andrea Franzoso che, con la presentazione del suo libro: “#disobbediente – Essere onesti è la vera rivoluzione”, ha aiutato i giovani a capire che la verità è ciò che realmente ti rende libero.

La seconda invece è stata quella di due giovani dell’operazione Mato grosso (un movimento che attraverso il lavoro gratuito per i più poveri offre a giovani e ragazzi la possibilità di numerose esperienze formative) che hanno parlato del servizio: ciò che accresce e ti migliora.

Un opportunità per essere libero e non schiavo delle cose di oggi.

Don Stefano Mondin

Esercizi spirituali – I Santi sono i migliori interpreti della parola di Dio

Si sono svolti, nel fine settimana dall’8 al 10 marzo, gli esercizi spirituali dedicati agli universitari e ai giovani lavoratori presso il Colle Don Bosco con l’adesione di circa 70 partecipanti provenienti da diverse Case dell’Ispettoria.

Don Fabiano Gheller (incaricato dell’animazione vocazionale) racconta così il fulcro dell’attività:

I Santi sono i migliori interpreti della parola di Dio. Sono coloro che la spiegano meglio di chiunque altro. Questo è il tema portante degli esercizi spirituali che hanno vissuto i ragazzi universitari, giovani lavoratori al Colle Don Bosco. 

Si sono alternati momenti di silenzio prolungato, lavori di gruppo, confronto e preghiera. 

Andando nello specifico, tramite le parole dell’ospite Padre Marco Pavan (predicatore, monaco ed eremita circense), il quale vive nei pressi di Arezzo, vi sono tre parole chiave fondamentali situate alla base degli esercizi spirituali:

  • Andare: estratta dalla parola del “giovane ricco”, proveniente dal confronto di Sant’Antonio Abate
  • Camminare: estratta soprattutto dal salmo 27 e dal confronto con San Benedetto Labre
  • Rimanere: estratta dal brano delle Nozze di Cana e dalla figura dei martiri di Tiberin

Savio Club al Colle don Bosco – 16/17 febbraio

Si è svolto nel week end del 16 e 17 febbraio 2019, presso il Colle Don Bosco, la due giorni dei Savio Club. Sono stati circa 400 i ragazzi che hanno preso parte all’evento, 100 i giovani della terza media e i restanti della prima e seconda, provenienti da 30 case salesiane e parrocchie varie da tutto il Piemonte e della Valle d’Aosta.

L’equipe di animazione era composta da novizi salesiani e postulanti – quindi coloro che in questo anno della loro esistenza si confrontano seriamente sulla vita consacrata salesiana – alcuni animatori ed animatrici delle case del Movimento Giovanile Salesiano (MGS) e da giovani Salesiani e giovani figlie di Maria Ausiliatrice. A supporto dell’animazione, un’ altra equipe numerosa composta da alcune famiglie, hanno aiutato per la logistica.

– Prima e seconda media –

Tema cardine della due giorni è stato quello del fare bene le cose: la spiritualità del quotidiano aiuta a fare in modo che l’ordinario diventi straordinario, fare bene il proprio dovere in pieno stile salesiano con gioia ed allegria. Attraverso alcuni episodi della vita di Domenica Savio si è portato un esempio di una vita ordinaria, di un bene compiuto nell’ordinario, in la famiglia, a scuola e nel gioco.

Partendo dal Vangelo del giovani ricco, si è portato un esempio (non positivo) di una persona che ha fatto come voleva nella sua vita senza saper rinunciare alle sue ricchezze superflue:

«Figli, quanto è difficile entrare nel regno di Dio! È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio» Mc 10,17-27

Dopodiché sono seguite due testimonianze che hanno portato un esempio positivo, di chi si è impegnato a fare bene il proprio dovere: un novizio ed una coppia con figli. Il tutto è stato condito da momenti di preghiera, di gioco insieme, di momenti dove in forma teatrale si rappresentavano degli episodi della vita di Domenico Savio. E poi ancora momenti di riflessione, le confessioni di lavoro a gruppi e di giochi che con dinamismo facevo entrare in questa dinamica.

– Terza media –

Sono state tre le tematiche affrontate:

  • la scelta per il proprio futuro,
  • il progetto di dio,
  • l’amico dell’anima per camminare non da soli.

Attraverso un gioco iniziale hanno fatto esperienza dell’importanza di scegliere e di rischiare ogni volta che si compie una scelta e hanno riflettuto su ciascuna di queste tre parole d’ordine.

Dopo la serata, la veglia della basilica inferiore. Al mattino, attraverso 3 stand, i ragazzi ruotando nelle 3 postazioni hanno potuto riflettere su questi filoni:

  1. Le confessioni: confrontandosi sull’importanza di centrare le scelte giuste, di non sbagliare bersaglio.
  2. Una testimonianza di giovani che hanno spiegato che cosa voglia dire avere delle amicizie sane e che mi aiutano a crescere . E quindi, come io posso avere dei coetanei che mi aiutano a crescere e a maturare?
  3. Un brano biblico anche loro sul giovane ricco che ha scelto anche lui una sua strada.

Il pensiero della buonanotte è stato dato da Suor Carmela Busia:

Ho condiviso con loro ciò che ha riempito i miei occhi e sicuramente anche il mio cuore, cioè davanti ai miei occhi e dentro il mio cuore, un cortile pienissimo di ragazzi e di animatori in mezzo a loro, 500 persone che hanno reso vivo questo cortile illuminato dal sole quindi benedetti da dio con questo sole bellissimo e un cortile dove ogni punto era animato, vivo e che ha fatto molto ricordare i primi cortili di Valdocco, dove tutto era vita.

La domenica si è conclusa alle ore 15 con la Santa Messa nella Basilica Superiore presieduta da don Enrico Stasi, Ispettore del Piemonte – Valle d’Aosta – Lituania.

Ti ringrazio Signore perché tu mi vuoi felice.

E’ stato questo l’invito che è stato rivolto ai ragazzi presenti, tenendo bene a mente questa considerazione quando ci si sveglia al mattino e ricordandoselo in ogni momento della giornata.

Quindi un po’ tutto il weekend è stato all’insegna della felicità, una felicità data dalla disponibilità di tanta gente a stare con i ragazzi e una felicità data da i ragazzi che accolgono con entusiasmo la proposta che facciamo. Tutto questo vissuto e immaginando che don Bosco guardasse questi ragazzi, questo cortile e sorridesse dalla bellezza che si vedeva.

 

 

 

Buona Stoffa – Uno strumento per accompagnare i nostri giovani nel loro cammino

Buona Stoffa è il terzo volume, frutto del cammino di 9 anni, che gli ispettori italiani hanno richiesto agli incaricati Vocazionali d’Italia. Dal 2009 al 2018, i vari incaricati di AV, hanno prodotto tre volumi:

  1. “Darei la vita”, il primo volume pubblicato, per i cammini Vocazionali Ispettoriali: i Gruppi Ricerca, unificati sulle sei ispettorie Italiane;
  2. “Messi Multa”, il secondo volume pubblicato nel 2013, per i cammini di Animazione Vocazionale locali;
  3. “Buona Stoffa”, il terzo volume, un testo per l’accompagnamento personale in stile Salesiano: come accompagnava Don Bosco!

Perchè le nostre case, le nostre opere, possano avere degli accompagnatori, degli altri Don Bosco che oggi possano accompagnare i nostri giovani ad incontrare il Signore e vivere nella gioia piena, come il Vangelo chiede.

A seguire tre video racconto, curati da Don Fabiano Ghellerincaricato di Animazione Vocazionale per l’ispettoria ICP – proprio inerenti all’ultimo volume. Ogni video cercherà di andare a riassumere le tre parti fondamentali del testo per fornire uno strumento diretto a tutte le case.

Buona Stoffa 1° Capitolo