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L’animazione Missionaria al San Luigi

Si è svolto la sera di sabato 9 febbraio l’incontro con il gruppo missionario presso l’oratorio Salesiano San Luigi di Torino. Ecco l’articolo proveniente da donBoscoSanSalvario.it:

La sera di sabato 9 febbraio sono venuti a trovarci venti ragazzi del gruppo partenti di Animazione Missionaria di Valdocco, che quest’estate faranno esperienze di missione in Nigeria, Albania e Benin, accompagnati nel percorso di avvicinamento da Suor Carmela e Don Fabio.

Dopo un primo momento di cena condivisa in cui i ragazzi hanno fatto conoscenza tra loro, Don Mauro ha presentato le iniziative della comunità nel territorio di San Salvario. In seguito, la parola è passata ai ragazzi, sia ai minori della comunità che ai partenti, che si sono presentati a vicenda, tramite l’ausilio di loro foto proiettate.

Per concludere la serata, un ragazzo della comunità si è esibito cantando una canzone e il gruppo partenti ha proposto un bans coinvolgendo i minori del San Luigi. Infine, si è tenuto un momento di confronto tra i nostri ospiti e l’equipe della comunità presente che ha presentato brevemente il lavoro “dietro le quinte”. E’ stata una bella occasione di scambio interculturale, con il coinvolgimento festoso e positivo di tutti i partecipanti.

Enrico Gallo – Servizio Civile presso il San Luigi

Lasciare spazio alla domanda e allo stupore, rileggere la propria storia attraverso lo sguardo degli altri e non fare delle proprie abitudini una gabbia che ci fa percepire come sbagliato tutto ciò che esce dai nostri schemi.

Nell’incontro interculturale siamo chiamati a far nostri questi atteggiamenti se desideriamo davvero non essere solo una accozzaglia di persone dalla lingua e dal colore della pelle diverso ma un giallo e un rosso che diventano arancione, un verde e un blu che diventano viola. Pierluigi Dovis, direttore dell’ufficio diocesano della Caritas di Torino, ci ha infatti raccontato che diventare altro da sé non vuol dire assimilarsi ma mantenere la differenza e farne punto di partenza per superare la rigidità della nostra identità. Identità che nell’incontro con un tu si arricchisce di un tassello del mosaico che va a comporre la nostra storia.

Incontrare i minori non accompagnati della comunità del San Luigi e i giovani della movida del sabato sera a Torino ha permesso ai ragazzi del corso partenti di sperimentare la fatica del lasciarsi trasformare in prima persona dalla relazione con l’altro. Per quanto diverse e all’apparenza lontane, le nostre storie sfregano tra loro e il grido che ciascuno di noi ha dentro di sè rimarrebbe eco infinito se non permettessimo a un altro di salvarci. Che bellezza, alla fine, riscoprirci nuovi, più ricchi e meno soli.

Martina Cociglio – Animazione Missionaria

 

Week end missionario – L’incontro con “l’altro”

Si è svolto nel week end del 9 e 10 febbraio 2019, l’incontro del corso partenti con tutti i giovani che si stanno interrogando e formando per capire come gestire un’esperienza missionaria o semplicemente per capire se sono pronti o meno per vivere un’esperienza cosi forte.

Ecco qui di seguito le parole che arrivano dei componenti dell’equipe di animazione missionaria per riassumere le due giornate vissute:

Lasciare spazio alla domanda e allo stupore, rileggere la propria storia attraverso lo sguardo degli altri e non fare delle proprie abitudini una gabbia che ci fa percepire come sbagliato tutto ciò che esce dai nostri schemi.

Nell’incontro interculturale siamo chiamati a far nostri questi atteggiamenti se desideriamo davvero non essere solo una accozzaglia di persone dalla lingua e dal colore della pelle diverso ma un giallo e un rosso che diventano arancione, un verde e un blu che diventano viola.

Pierluigi Dovis, direttore dell’ufficio diocesano della Caritas di Torino, ci ha infatti raccontato che diventare altro da sé non vuol dire assimilarsi ma mantenere la differenza e farne punto di partenza per superare la rigidità della nostra identità. Identità che nell’incontro con un tu si arricchisce di un tassello del mosaico che va a comporre la nostra storia.

Incontrare i minori non accompagnati della comunità del San Luigi e i giovani della movida del sabato sera a Torino ha permesso ai ragazzi del corso partenti di sperimentare la fatica del lasciarsi trasformare in prima persona dalla relazione con l’altro. Per quanto diverse e all’apparenza lontane, le nostre storie sfregano tra loro e il grido che ciascuno di noi ha dentro di sè rimarrebbe eco infinito se non permettessimo a un altro di salvarci.

Che bellezza, alla fine, riscoprirci nuovi, più ricchi e meno soli.

Giornata Mondiale contro la Tratta – Quaranta milioni di schiavi

In occasione della Giornata Mondiale contro la Tratta che si celebra ormai da 4 anni nella giornata di oggi, 8 febbraio, proponiamo un articolo proveniente da “Il Corriere della Sera”.

Regalano il proprio corpo, lavorano senza salario per ripagare debiti che non verranno mai saldati, puliscono case per riconquistare il passaporto. Gli schiavi del terzo millennio sono milioni. Quaranta, secondo alcune stime.

L’ufficio dell’Onu contro droga e crimine (Unodc) ha da poco divulgato un rapporto allarmante:

«Il numero delle vittime della tratta è in aumento mentre gruppi armati e terroristi stanno trafficando donne e bambini per generare fondi e reclutare nuovi membri», si legge.

Lo sfruttamento sessuale continua ad essere la causa principale, ovvero il 59 per cento dei casi denunciati, seguito dal lavoro forzato (34 per cento). C’è un netto aumento del numero di bambini-schiavi,il 30per cento del totale: i maschi sono perlopiù destinati al lavoro forzato (50 per cento), ma anche a prostituzione, accattonaggio,reclutamento militare o piccole attività criminali; le ragazzine sono al 72 per cento condannate al mercato del sesso.

L’8 febbraio è la Giornata mondiale di preghiera e riflessione contro la tratta, nata per volontà di papa Francesco, cui Mani Tese dedica il convegno Nuovi muri, nuovi schiavi. Ogni nazione è coinvolta da questo fenomeno sommerso sia come Paese di origine, transito o destinazione delle vittime.

«In Europa – spiega Antonio Maria Costa, ex vicesegretario generaleOnu direttore di Unodc – oltre il 70 per cento dei casi riguarda lo sfruttamento sessuale. In Asia si tratta invece perlopiù di lavoro forzato in condizioni di servitù nei nuovi centri industriali, dove si producono merci a poco prezzo o contraffatte che poi sono vendute in Occidente, grazie a multinazionali e consumatori poco attenti a ciò che accade all’origine, ossia in Paesi come Pakistan, Vietnam, Cina. In Africa e in parte dell’America Latina è più diffusa la servitù agricola, che spesso coinvolge bambini fra i 9 e i 14 anni. Giovanissimi che nelle zone di conflitto diventano anche preda del reclutamento militare forzato».

In ogni parte del pianeta i più vulnerabili alle nuove schiavitù sono i migranti. Gli strumenti normativi a disposizione dei governi non mancano:

«Tutti gli Stati hanno aderito alla Convenzione Onu di Palermo contro la criminalità e al suo protocollo addizionale per prevenire, reprimere e punire la tratta di perso», ricorda il professore Marco Quiroz Vitale, sociologo del diritto all’Università di Milano.

In Europa circa 20mila persone all’anno entrano nei sistemi di protezione e assistenza. In attesa della nuova strategia nazionale antitratta, in Italia il dipartimento Pari Opportunità ha stanziato quasi 24 milioni per un nuovo Bando antitratta che coinvolge le Ong su tutto il territorio. I dati del 2018, che il Corriere ha avuto in esclusiva, parlano di 1914 assistiti nell’ambito dei progetti finanziati dal dipartimento, di cui 820 nuove emersioni.

Per quasi il 90 per cento sono donne, in gran parte nigeriane, l’11,23 per cento è formato da minori. Nell’88 per cento dei casi si tratta di sfruttamento sessuale ma, dicono al dipartimento, sta emergendo anche quello lavorativo di giovani asiatici maschi e continua a preoccupare il fenomeno del caporalato. I casi sospetti possono essere segnalati al numero verde 800290290.

L’illegalità italiana

Dal 2014 la Caritas opera in quei luoghi d’illegalità, dal Nord al Sud Italia attraverso i suoi presidi:

«Lo sfruttamento – spiega Virginia Sabbatini, autrice del secondo rapporto del Presidio Caritas Italiana – è comune fra i lavoratori agricoli stagionali ma colpisce anche altri settori, come l’edilizia, il settore domestico o le strutture ricettive. Spesso il fenomeno nasce da reti d’intermediazione che all’ inizio operano come un efficiente sistema di inserimento lavorativo per i migranti e di sostegno per gli imprenditori nella fase del raccolto, in mancanza di un reclutamento trasparente della mano d’opera, ma che con il tempo si trasformano in reti di sfruttamento».

Si paga per tutto, rileva il rapporto: per il trasporto, per l’alloggio e perfino per lavorare, la tariffa di «ingresso» va dai 200 ai 500 euro. L’opinione pubblica non sa, o non vuole vedere.

«C’è una fortissima distorsione fra realtà e percezione: si pensa che 1 persona su 4 in Italia sia straniera, quando è appena 1 su 10. Da qui nasce l’atteggiamento ostile», dice il professor Marco Valbruzzi, politologo all’Università di Bologna. La buona notizia? «La cultura dei diritti umani – risponde Vitale – si può costruire collettivamente. È un processo: siamo tutti insegnanti e tutti allievi dei diritti umani».