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La Festa di don Bosco a S. Cassiano

Arriva dall’oratorio di San Cassiano in Riva, Biella, l’articolo che ci racconta il loro vissuto della Festa di don Bosco. Nel particolare lo spettacolo organizzato la sera di sabato 2 febbraio 2019:

I ragazzi dell’Oratorio S. Cassiano in Riva hanno celebrato a modo loro la festa del santo fondatore dei salesiani Don Bosco, con un simpatico spettacolino che voleva ripercorrere le prime avventure apostoliche di Don Bosco, giovane prete, nella Torino di metà ottocento. Con i suoi ragazzi che aumentavano di volta in volta e che raggiunsero numeri veramente elevati, il santo dei giovani riusciva, con l’aiuto di sacerdoti che avevano capito le sue intenzioni e la sua santità, a superare gli ostacoli, le incomprensioni e l’avversità di chi vedeva in lui soltanto un sovversivo e un disturbatore della quiete pubblica.

La rappresentazione ha avuto luogo all’oratorio di S. Cassiano la sera di sabato 2 febbraio, alla presenza di tanti parrocchiani e di famiglie di ragazzi che frequentano l’oratorio. Le celebrazioni si sono poi concluse con la solenne concelebrazione, presieduta dal vescovo di Biella, Mons. Roberto Farinella che ha celebrato per la prima volta nella chiesa parrocchiale di Riva.

Al termine, il direttore dell’Istituto S. Cassiano don Genesio Tarasco, ha presentato ai fedeli il nuovo collaboratore parrocchiale, il salesiano don Livio Recluta, che affiancherà il parroco di S. Cassiano nel ministero parrocchiale.

Si ringrazia Livia, della parrocchia San Cassiano di Biella, per la stesura dell’articolo.

 

Casale Monferrato – Il triduo di festeggiamenti per Don Bosco!

Si pubblica qui a seguire un articolo proveniente da “Il Moferrato” riguardo ai festeggiamenti per Don Bosco dalla casa salesiana di Casale Monferrato:

Casale Monferrato – Il palinsesto dei festeggiamenti della parrocchia salesiana del Valentino in onore di don Bosco sono stati davvero tanti e molto partecipati.

Il triduo si è tenuto da lunedì 28 a mercoledì 30 gennaio, giorno in cui la basilica è stata animata dalla presenza dei bambini e dei ragazzi del catechismo, riuniti per la benedizione e distribuzione del pane di don Bosco: il racconto del miracolo del pane ha fatto da sfondo al momento di preghiera, a cui è seguita una golosa merenda per tutti.

Giovedì 31 gennaio, giorno della festa liturgica, ancora benedizione e distribuzione del pane di don Bosco, seguite dalla preghiera del vespro e da un momento conviviale al quale hanno partecipato i religiosi della comunità salesiana, i ragazzi e gli educatori delle comunità per minori Harambée e GApp e i componenti del Consiglio della Comunità Educativa Pastorale.

Sabato 2 e domenica 3 febbraio, festa esterna, una quarantina di ragazzi e giovani ha condiviso un’esperienza di ritiro e vita di comunità: i ragazzi si sono incontrati per svolgere alcuni servizi, preparare la celebrazione della domenica e l’accademia, condividere riflessione e preghiera e stare insieme.

Domenica, messa solenne animata da tutti i gruppi e il rinnovo delle promesse dei Salesiani Cooperatori. Don Marco Durando, nell’omelia, ha sottolineato come il santo fondatore:

«Riuscì a creare per i ragazzi soli e dispersi nella Torino dell’800 un ambiente “di famiglia” e le condizioni perché ciascuno di loro potesse sognare un futuro possibile e dignitoso. Accogliendo questa eredità e soprattutto questo stile, la comunità salesiana si impegna a proseguire nella realizzazione del sogno di don Bosco là dove è chiamata a vivere e a testimoniare l’amore “di speciale predilezione” della Chiesa per le giovani generazioni, sulla scia dell’appello rinnovato da Papa Francesco in occasione della recente Giornata Mondiale della Gioventù di Panama ».

In più di 200, tra amici, collaboratori e parrocchiani, hanno poi partecipato al pranzo, rallegrato da un intrattenimento in perfetto stile salesiano con scenette, scherzi e canti.

 

La festa di don Bosco al San Giovannino-San Luigi

Ecco la notizia proveniente dall’oratorio San Luigi di Torino con i dettagli della Festa di San Giovanni Bosco di domenica 3 febbraio:

“Giovannino Bosco aveva per compagno di pascolo un certo Secondo Matta, garzone di una fattoria vicina. Questi di solito riceveva per la colazione un pezzo di pane nero mentre Giovannino riceveva da mamma Margherita una bella fetta di pane bianco.

Spesso Giovannino diceva a Secondo: – Mi fai un piacere? – Volentieri.
– Facciamo cambio del pane? – Perché?
Il tuo dev’essere più gustoso del mio, o almeno, mi piace di più. Secondo, nella sua semplicità, pensando che Giovannino tro­vasse il suo pane realmente più gustoso, accettava subito.

Così continuò per tre primavere consecutive, quan­tunque il pane nero e duro di Secondo non fosse davvero una ghiottoneria. Solo quando fu adulto Secondo Matta si rese conto della bontà di Giovannino Bosco.”

Con queste parole iniziava l’omelia di don Enrico Stasi durante la santa Messa da lui presieduta nella chiesa del San Giovannino domenica 3 febbraio, giorno scelto per festeggiare Don Bosco nella nostra casa.

Il ricordo andava a quando, negli anni Settanta, don Enrico frequentava l’oratorio San Luigi e ricevuto un libretto contenente la storia di Don Bosco, si appassionava del nostro santo amico dei giovani. Chiesa stracolma per vivere tutti insieme un giorno importante, un giorno di festa, un giorno di gioia in fraternità. Dopo l’eucarestia tutti in cortile dell’istituto (oggi collegio universitario, un tempo scuola elementare e media) per una indimenticabile foto di gruppo con lo sfondo la chiesa che proprio don Bosco fece costruire nel lontano 1882. Il cortile si animava subito di canti, di balli, di esibizioni, di poesie recitate come piaceva a chi, nel 1847 fondava il nostro oratorio San Luigi. Gli ex-allievi erano presenti con un cartellone di ricordi: tante le foto che ritraevano come eravamo e … come siamo cambiati.

Poi l’Auxilium san Luigi con i ragazzi del calcio, il gruppo del catechismo, gli animatori dell’oratorio, l’educativa di strada, gli universitari, il gruppo che segue i corsi professionali, il gruppo anziani e la comunità minori si sono resi protagonisti animando il cortile ciascuno con un proprio stand. Alle 13 tutti a pranzo in oratorio san Luigi: lasagne, carne patatine e tiramisù su hanno tenuto tutti con le gambe sotto i tavoli per un bel momento conviviale. Nel pomeriggio tornei sportivi per i più piccoli e film con tematica educativa per i più grandi. Titolo: “Come diventare grandi nonostante i genitori”, film molto apprezzato sulla tematica della crescita dei nostri ragazzi tra i tanti ostacoli da superare. Insomma una domenica ricca di eventi, ma soprattutto di incontri. Come voleva Don Bosco per vederci felici “nel tempo e nell’eternità” come amava spesso dire lui. Bravi tutti!

La lettera di don Claudio Belfiore per la festa di don Bosco

Si riporta la lettera scritta da don Claudio Belfiore, direttore Istituto Agnelli di Torino, in occasione della festa di don Bosco per il Centro di Formazione Professionale dell’Agnelli:

A tutti i nostri allievi/e,
alle loro famiglie
e ai docenti e formatori.

Torino, 27 gennaio 2019

Carissimi giovani, genitori, educatori, docenti e formatori, questa lettera si colloca al centro dell’anno scolastico-pastorale, nel cuore dello spirito salesiano, nella settimana in cui festeggiamo il nostro caro Don Bosco.

Tutto quello che siamo e facciamo si può riassumere in una delle sue frasi più famose:

«Ho solo un desiderio: vedervi felici nel tempo e nell’eternità».

Sono le parole di un educatore appassionato, di un uomo e di un prete che ha consacrato tutta la sua vita alla piena e totale felicità dei giovani. Cari ragazzi e cari giovani, vogliamo che il desiderio di Don Bosco sia il desiderio dei salesiani, dei docenti, dei formatori, dei genitori, di tutte le figure adulte che camminano con voi e a cui il Signore vi ha affidati.

Lo so, ci stiamo prendendo un impegno. A dir il vero rinnoviamo il nostro impegno, proprio in occasione della festa di Don Bosco. Perché questa missione ci è già stata affidata e noi l’abbiamo accettata: nel giorno della professione e ordinazione sacerdotale, in occasione dell’assunzione come docenti, formatori ed educatori all’Agnelli, quando siete nati e i vostri genitori hanno desiderato per voi una vita bella e felice. Ci siamo presi un impegno, e non ci tiriamo indietro. Come Don Bosco diciamo: fino all’ultimo mio respiro!

Caro ragazzo/a e caro giovane, desideriamo e vogliamo la tua felicità. Cerchiamo di fare del nostro meglio per riuscirci, consapevoli dei nostri limiti. Per questo faccio mie le parole di Papa Francesco: «per favore, non dimenticarti di pregare per noi». Abbiamo bisogno della tua preghiera, per fare bene quello che dobbiamo fare. E il nostro impegno di adulti per la tua felicità? Per prima cosa ci impegniamo a pregare per te, per ognuno di voi. E ti assicuro che non è poca cosa. Don Bosco lo spiegava in questo modo: 

«Mia madre mi ha insegnato che quando si prega, da due grani nascono quattro spighe; se invece non si prega, da quattro grani nascono due spighe sole».

Vuoi sapere perché oggi c’è carenza di felicità? Perché c’è poca preghiera! E poi, caro ragazzo/a e caro giovane, vorrei condividere con te un’altra riflessione. Prova a pensare: perché ti chiediamo di impegnarti a scuola, di essere fedele al tuo dovere, di non essere pigro nel giocare e nel fare i compiti? E perché ti diciamo di dare tempo alla preghiera e a Gesù, di essere rispettoso dei tuoi compagni, di non cadere nei vizi dell’alcool, del fumo e del facile divertimento? Perché vogliamo la tua vera felicità, non quella che prima ti illude e poi ti lascia l’amara delusione di non essere più te stesso e il tormento del male che ti sei fatto e hai fatto ad altri. La felicità è una cosa seria. Non è “sballarsi” o “fare i fighi”. La vera felicità tiene e permane anche nei momenti difficili e di fronte all’impegno e al sacrificio. Anzi, in queste occasioni essa aumenta d’intensità e trae forza dalle situazioni avverse.

Vuoi fare un regalo a Don Bosco? Sii felice! Vuoi fare un regalo a te stesso? Fidati di Don Bosco! Ti insegno un modo per capire se sei sulla strada giusta: se ascoltando il tuo cuore puoi dire che sei felice, procedi tranquillo. Noi adulti pregheremo per te e ci daremo da fare perché tu sia «felice nel tempo e nell’eternità».

Sempre.

Don Claudio Belfiore Direttore

 

Borgomanero: san Giovanni Bosco attualità e futuro

Si è svolta domenica 3 febbraio, la messa per i festeggiamenti di Don Bosco nella casa salesiana di Lombriasco:

Domenica 3 febbraio, nella chiesa dell’Ausiliatrice al Collegio Don Bosco, don Rino Pistellato ha presieduto la Messa celebrativa di san Giovanni Bosco.

Fra i celebranti all’altre don Piero Cerutti, prevosto, e don Giuliano Palizzi, direttore del Collegio.

La chiesa era gremita; il comune era rappresentato dall’assessore Francesco Valsesia, che è stato allievo salesiano quando don Rino era direttore.

La Messa è stata accompagnata dalla corale degli studenti del Don Bosco, diretti scambievolmente da Sofia Crespi, Lucrezia Lena e Chiara Paonessa.

Don Rino si è soffermato sull’attualità e sulla prospettiva futura del messaggio educativo di Don Bosco (il suo richiamato ad essere “buoni cristiani ed onesti cittadini” è pregnante in ogni tempo). Don Bosco è una strada maestra, un dispensatore di grazie, anche un profeta e oggi se ne ha bisogno tanto quanto nel XIX secolo.

Don Giuliano Palizzi ha ringraziato tutti, ma in particolare «I ragazzi: senza di loro non ci saremmo; i salesiani e i professori che con caparbietà continuano nel loro servizio appassionato di educatori; don Rino Pistellato».

Lombriasco – Festa di Don Bosco

Ecco il resoconto della giornata di sabato 2 febbraio, a Lombriasco, con i festeggiamenti per Don Bosco. Articolo a cura di Marco Casanova:

Si è svolta sabato 2 febbraio la tradizionale festa di don Bosco con lo spettacolo dei ragazzi e la celebrazione eucaristica presieduta dal Vescovo di Saluzzo mons. Cristiano Bodo.

Alla mattinata hanno partecipato con tutta la comunità educativa anche numerosi exallievi che volentieri ritornano a scuola per la festa del nostro santo. La mattinata iniziata al rallentatore per le avverse condizioni atmosferiche si è poi vivacizzata grazie ai numeri preparati dai ragazzi e all’animazione di Egidio Carlomagno.

Al termine l’aperitivo degli exallievi e il pranzo fraterno.

Cnos-Fap Vigliano Biellese – In festa con Don Bosco

Si riporta l’articolo proveniente da Vigliano Biellese riguardo ai festeggiamenti del 31 gennaio della Formazione Professionale:

Ogni 31 gennaio appare, secondo le tradizioni di ogni casa salesiana, spesso uguale ad ogni altro 31 gennaio. Eh si! Non è un grande inizio penseranno i lettori di questo articolo… e non è che abbiano torto. A chi guarda al tempo e alla storia questa considerazione può apparire a tratti anche un po’ fastidiosa. Sentirsi dentro una routine che ogni anno ci ripropone uno schema di festa spesso uguale a sé stesso può apparire pure antipatico. A ben guardare però anche il ripetersi della festa richiama la saggezza della Chiesa che nella ciclicità e nel riproporci nell’anno liturgico letture e riti ci fa crescere nella comprensione di una “Presenza”. Così un po’ è la festa di Don Bosco. A Vigliano il modello è quello tradizionale: Messa, Cioccolata, Gioco o Teatro, Pranzo e questo è accaduto anche quest’anno con quella “eterna presenza” di Don Bosco che ha scandito i tempi e i momenti.

Il Vescovo, a ricordarci l’amore di Don Bosco per la Chiesa e per i suoi Pastori, ha accolto i ragazzi e gli adulti del Centro di Formazione presiedendo l’Eucaristia, il “Centro” della giornata, quel “Centro” indicato da Don Bosco come “condizione” per stare “nel” mondo e “davanti” alla vita.

Ed il Vescovo non si è nascosto, ha raccontato come la storia di Don Bosco abbia attraversato anche la sua di vita, quella di giovane, quella di seminarista, quella di prete. “Figlio” tra i “Figli”, divenuto Pastore, ha rimesso al centro il messaggio di Don Bosco: “Siete voi l’omelia più bella” così tanto vicina a quel “basta che siate giovani perché io vi ami assai”.

La Messa, scandita dai canti, dalla presenza protagonista dei ragazzi si è conclusa con il desiderio del Vescovo di una foto di famiglia… un mezzo miracolo, senza castagne stavolta, ma con un gruppo enorme di vite e storie che guardano ad “est”.

Terminata la Messa ecco un altro “rito”: la cioccolata! Per ogni ragazzo una cioccolata calda e una brioche. Nulla a che fare con una maldestra “captatio benevolentiae” ma un modo semplice e vero di dire “ti ho detto che basta che tu sia giovane perché io ti voglia bene ed ora te lo dimostro! Ti ho dato tutto quello che ti serve con l’Eucaristia ora ti faccio fare l’esperienza di quanto sto bene con te, di quanto è grande il mio desiderio di vivere insieme te, la vita e la festa”. C’è sempre il profumo di Don Bosco in questi momenti, castagne, minestra, cioccolata, il profumo non è un alimento ma il desiderio di un “alimento donato”, di un sentimento, di una “vocazione”. Giusto il tempo di smaltire la dolcezza della cioccolata e un torrente di colori ha invaso Via Libertà, destinazione “teatro Erios” dove, dopo un inizio dedicato alla premiazione del concorso dei presepi, un modo tutto salesiano per “portare dentro” i ragazzi ad un mistero, per renderli protagonisti, la parola è passata a Sergio Procopio.

Sergio è uno dei tanti “figi di don Bosco”. Per la sua storia personale, forse uno dei figli più “amati”, che ha in modo mirabile donato la sua arte ed il suo omaggio ai deportati nei campi di sterminio con il suo “Viaggio di Herry”.

Sergio ha rubato sorrisi, ha coinvolto i ragazzi, li ha messi al centro, li ha fatti pensare, gli ha insegnato… ricordava quel giovane funambolo, sopra una corda che attirava l’attenzione per lasciare che i ragazzi venissero attirati da qualcosa di più grande, dalla verità…

Ed alla fine dello spettacolo, quando tolti gli abiti di scena sono rimasti uomini e persone, ci si è accorti che la vita è mistero, meraviglia, a volte dolore ma sempre speranza… sempre, anche dopo un colpo, dopo il buio, dopo l’apparente fine c’è un camino che continua. Dopo lo spettacolo autorità, aziende, allievi si sono spostati in officina per l’inaugurazione del nuovo centro di lavoro. 

“Piedi nel presente e cuore nel futuro” ecco cosa significa oggi “formazione professionale” operare, insegnare, investire, guardare al domani con gli occhi e con il cuore perchè ogni giovane ed ogni uomo possano avere un futuro all’altezza della loro dignità.

E alla fine… dopo aver spezzato il “Pane”, dopo aver “Mischiato” la vita, dopo aver “Nutrito” la memoria, il pranzo fraterno ha concluso una giornata di festa, una giornata di storia, una giornata di vita. E così è stata la nostra festa, una festa uguale a tante altre. Uguale e diversa, perchè lo siamo noi e perchè lo sono i nostri allievi ma con dentro tutto il profumo dell’Eterno, tutto il profumo di quel bene seminato e colto che in un sorriso, in un abbraccio, in un pezzo di strada percorso assieme continua a dire “basta che siate giovani perchè io vi ami assai”.

  

31 gennaio 2019 – Il racconto della giornata di festa

Una grande giornata di festa quella del 31 gennaio. I tanti fedeli che vi hanno partecipato a Valdocco ed in Basilica Maria Ausiliatrice si sono stretti intorno a San Giovanni Bosco portando le personali preghiere e ringraziamento.

 

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Ore 11:00 – La celebrazione presieduta dall’Arcivescovo di Torino

Omelia dell’Arcivescovo di Torino, Mons. Cesare Nosiglia, in occasione della Santa Messa delle ore 11,00 per la Festa di Don Bosco. (Torino – Basilica Maria Ausiliatrice).

«Chi accoglie un bambino, un ragazzo o giovane nel mio nome accoglie me» ci dice il Signore.

“Accoglienza significa anzitutto ascolto, primo passo educativo da porre in atto verso le nuove generazioni. Anche il Papa l’ha ribadito al Sinodo dei giovani. Ascoltare i giovani è dunque un impegno forte e chiaro che ci interpella tutti. Don Bosco diceva che l’educazione è una questione di cuore. Per educare un giovane bisogna che lui senta il nostro cuore che lo ama, che lo ascolta e l’accompagna passo passo senza imposizioni o divieti, ma con autorevolezza che nasce dalla stima che si ottiene come educatori, mediante non solo le parole ma i fatti, e la testimonianza coerente della propria vita.

Certo oggi viviamo immersi in un forte e tumultuoso cambiamento culturale in atto che ha spiazzato molte famiglie in campo educativo. Oggi viviamo in un mondo di super informazione, che si avvale di nuovi linguaggi affascinanti e ricchi di sempre nuovi stimoli e interessi. Questo è un dato positivo, ma rischia paradossalmente di isolare ancora di più la persona dentro un mondo virtuale e soggettivo da cui diventa difficile uscire per dialogare e rapportarsi poi con l’altro e con gli altri. Si impoveriscono così i rapporti interpersonali e la comunicazione verbale ed esperienziale tra i vari soggetti educativi. A questa carenza si supplisce spesso con i tanti servizi e proposte, che si rovesciano sugli adolescenti e giovani e accontentano le loro pulsioni occasionali e momentanee, epidermiche, senza lasciare traccia dentro il cuore.

È necessario che i vari soggetti coinvolti nell’ambito educativo si parlino e si incontrino su una piattaforma comune di indirizzi e di valori condivisi. Genitori, docenti, sacerdoti e religiose, animatori dei vari ambiti del vissuto sociale, operatori della comunicazione, istituzioni pubbliche, sono chiamati a lavorare insieme condividendo un obiettivo comune che è quello di incentrare ogni intervento sulla persona. È urgente che i ragazzi e giovani possano avere interlocutori disponibili ad ascoltarli e a camminare con loro condividendone le aspirazioni e le domande, le sfide e le provocazioni con spirito non paternalistico, ma amicale e sereno.

Bisogna dare vita a un vero e proprio patto educativo tra famiglia, scuola, comunità civile e religiosa e gli stessi ragazzi e giovani, rendendosi tutti responsabili di una testimonianza di vita coerente e sincera. Il fine non è quello di catturare o di orientare su binari precostituiti, ma di sollecitare le risorse positive dei giovani su valori e proposte ricche di umanità e di spiritualità.

Vale la pena qui ricordare il metodo preventivo di don Bosco che amava i giovani perché erano giovani, senza altre specificazioni. Li cercava là dove erano, per la strada o in carcere, nelle periferie e si rapportava a loro così com’erano senza dare l’impressione di volerli cambiare a tutti i costi. Su questo base di amicizia e di rispetto faceva leva sulle loro risorse che sempre valorizzava in ogni giovane anche il più  aggressivo e caratteriale.

Un secondo aspetto che vorrei richiamare è la difficoltà che oggi si riscontra circa il rapporto intergenerazionale, che si accompagna alla assolutizzazione di un individualismo aggravato dai social, rispetto all’esperienza comunitaria. La personalizzazione dei rapporti con ogni singolo ragazzo e giovane è la via decisiva, se si vuole stabilire un dialogo sincero e proficuo. Quello che non passa per la coscienza e la sensibilità e le scelte del singolo resta improduttivo sul piano educativo.

Nello stesso tempo però, e in modo contraddittorio, l’omologazione al gruppo dei pari è altissima e la paura di non essere accettati o di essere rifiutati o presi in giro è la cosa che più fa soffrire e da rifuggire ad ogni costo. Due poli che in fondo sono sempre esistiti, ma che oggi hanno dato vita ad una separatezza culturale, oltre che ambientale ed educativa, delle nuove generazioni verso gli adulti, genitori e non, e verso gli anziani. Questo fatto rappresenta uno degli abbagli più negativi della nostra società e della stessa pastorale della Chiesa. Isolare i ragazzi e i giovani dal resto della comunità civile ed ecclesiale, chiudendoli in luoghi ed esperienze magari interessanti e gioiose ma rivolte solo a loro in un mondo a sé separato dal resto dove possono incontrare solo coetanei, senza mai un dialogo e confronto con gli adulti e gli anziani, conduce ad un impoverimento notevole sia la comunità che i giovani stessi e la loro crescita.

Credo che qui stia un nodo educativo di fondo da sciogliere: ogni sforzo verso i giovani può trovare una radice di nuova linfa e vigore a partire dalla famiglia aiutata ad essere soggetto primo e responsabile della sua crescita e di quella di tutti i suoi membri. È masochismo quello di una società che non sostiene le nascite e non offre alla famiglia un sostegno anche economico forte e continuato per questo scopo.

Lo stesso si dica per quella insufficiente politica di prevenzione e di sostegno alla famiglia idonea a promuovere il suo impegno verso gli anziani costretti sempre più spesso a trovare posto in strutture di accoglienza (con costi sociali ed umani amplissimi) anche quando stanno bene e sono autosufficienti. La presenza degli anziani nelle case e dei nonni verso i loro nipoti rappresenta oggi uno dei fattori più positivi anche sul piano educativo delle nuove generazioni. Lo stesso vale per ogni forma di disabilità di cui la famiglia, in primo luogo, può essere, se adeguatamente sostenuta, la prima protagonista e responsabile.

Insieme alla famiglia è necessario dare vita a una rete di accompagnamento fatta di luoghi, occasioni ed iniziative di incontro tra generazioni, che permettano di arricchirsi dei doni gli uni degli altri. Penso in particolare agli oratori che, a mio avviso, rappresentano anche oggi una realtà di prim’ordine per promuovere iniziative di comunione e di incontro tra le generazioni. Ricuperare la centralità di ogni singola persona, della sua famiglia e comunità  nel campo educativo significa porre le premesse per una nuova civiltà e società dove il futuro è non solo assicurato ma gestito già nel presente con l’apporto delle diverse componenti decisive e fondamentali che ne garantiscono la continuità e la sussistenza.

Una società più a misura di persona e di famiglia significa un mondo meno anonimo ed estraneo e più vivibile, perché ricco di relazioni coinvolgenti e interessate, solidali e amiche dove ogni ragazzo e giovane viene accolto per se stesso e riconosciuto, come ci insegna don Bosco, soggetto attivo e responsabile, prima che destinatario di servizi e di offerte, sia in campo educativo e religioso che sociale.

Cesare Nosiglia Arcivescovo di Torino

Festa Don Bosco 2019: l’augurio di Don Enrico Stasi

In occasione della Festa di don Bosco, ecco le parola di Don Enrico Stasi – Ispettore di Piemonte, Valle d’Aosta e Lituania e presidente Cnos-Fap Piemonte – che arriva a tutti noi con una lettera per un augurio ed un saluto:

Carissimi formatori, allievi, genitori e personale tutto del CNOS FAP Piemonte,

in occasione della festa di don Bosco vi giunga il mio saluto più affettuoso.

La festa del padre e amico dei giovani è motivo di grande speranza. Don Bosco credeva nei giovani, era un grande scopritore di talenti e invitava tutti gli educatori a trovare in ogni giovane “un punto accessibile al bene su cui far leva”. La formazione professionale salesiana ha questo grande obiettivo: scoprire e far crescere talenti e capacità accompagnando ogni giovane nel suo percorso di crescita ed educandolo ad essere, come diceva don Bosco: “un buon cristiano, un onesto cittadino e un futuro abitatore del cielo”.

L’ultimo sinodo dei vescovi che si è occupato dei giovani, ci esorta a camminare con loro e soprattutto ad ascoltarli dedicando tempo ed energie; purtroppo oggi i giovani sperimentano come la loro voce non sia ritenuta interessante e utile in ambito sociale, politico ed ecclesiale. E per quanto riguarda il tema del lavoro il Sinodo così si esprime:

“Il mondo del lavoro resta un ambito in cui i giovani esprimono la loro creatività e la capacità di innovare. Al tempo stesso sperimentano forme di esclusione e di emarginazione. La prima e più grave è la disoccupazione giovanile, che in alcuni Paesi raggiunge livelli esorbitanti”.

Don Bosco nel suo tempo appena arrivato nella città di Torino si indirizza proprio a loro, a quei giovani che egli definisce poveri abbandonati e pericolanti. Essi vivevano nei quartieri più poveri e dovevano provvedere a loro stessi con tutti i mezzi possibili. Tra loro c’erano anche giovani immigrati che venivano da fuori città e svolgevano lavoro stagionale nei cantieri edili. Per don Bosco tutti erano a rischio, commettevano reati che li esponevano al carcere e erano vittime dello sfruttamento del lavoro senza alcuna tutela. Si deve tenere anche conto che il 40% circa dei giovani sotto i venti anni era analfabeta e che nei posti di lavoro si contraevano malattie, allora mortali, come la tubercolosi, e le infezioni virali di diverso tipo. Non erano rispettata alcuna attenzione nei confronti delle condizioni igieniche né venivano considerati i più elementari diritti inerenti le attività lavorative.

Tutto questo interpellò don Bosco a tal punto che subito elaborò la proposta che oggi è diventata la Formazione professionale e l’inserimento che forma concreta di salvezza della loro vita o, come direbbe lui, per la salvezza delle anime.

Don Bosco oggi è vivo attraverso i suoi figlie e sue figlie che si spendono per donare ai giovani, soprattutto i più bisognosi, tutto il sostegno necessario per la loro crescita integrale e per garantire loro un futuro dignitoso.

Al lui affidiamo la formazione professionale dei salesiani della sua terra e chiediamo la sua potente intercessione

Torino, 31 gennaio 2019

Programma della festa di don Bosco nel quartiere San Salvario

Ecco la programmazione della festa di Don Bosco dal quartiere di San Salvario, Torino:

Domenica 03 febbraio tutti invitati per la festa di don Bosco. Sarà una giornata di festa per tutta la comunità e anche un momento di conoscenza. Il programma prevede alle ore 10,30 nella chiesa dell’Istituto San Giovanni Evangelista la santa Messa presieduta da don Enrico Stasi, superiore dei salesiani del Piemonte e Valle d’Aosta. A seguire, nel cortile interno dell’Istituto saranno allestiti dei banchetti informativi sulle attività dei vari ambienti, sotto il porticato sarà proposto un breve buffet. Segue per tutti gli iscritti il pranzo condiviso all’Oratorio San Luigi di via Ormea 4. Nel pomeriggio la festa continua con giochi per i più piccoli e la possibilità di una riflessione su tematiche educative per i genitori.