Lettera dell’Ispettore – Gennaio 2026 (Solennità di San Giovanni Bosco)
Si riporta di seguito la lettera dell’Ispettore del Piemonte, Valle d’Aosta e Lituania don Leonardo Mancini per il mese di gennaio 2026.
Valdocco, 31 gennaio 2026
Solennità di San Giovanni Bosco
A confratelli e laici corresponsabili
di Piemonte, Valle d’Aosta e Lituania,
Carissimi/e,
un saluto cordiale a tutti/e voi, in questa fine di novembre 2025.
Desidero farvi gli auguri per la festa del nostro padre Don Bosco, in questo anno che vede il nostro Rettor Maggiore offrirci una Strenna dal titolo: Fate quello che vi dirà. Credenti, liberi per servire.
Per commentare la Strenna e farvi gli auguri prendo in prestito il testo di un’altra Strenna, ben più antica: quella che Don Bosco ha offerto ad artigiani e studenti di Mirabello il 31 dicembre 1863. Questo testo mi sembra che abbia diversi punti in comune con la Strenna di quest’anno. Ecco le parole che Don Bosco rivolge ai ragazzi di Mirabello, che alternerò con alcuni commenti.
Al cominciare di quest’anno nuovo che cosa debbo io chiedervi? che cosa promettervi e che consigliarvi? Sono tre cose.
Quanto a chiedervi non posso altro che domandarvi quanto forma il programma di questa casa e che sta scritto nella mia camera: “Da mihi animas caetera tolle”. Io non chieggo che le vostre anime, non desidero che il vostro bene spirituale.
Don Bosco chiede che i ragazzi gli consentano di aiutarlo a salvare la loro anima. Fate quello che vi dirà! Sono le parole pronunciate da Maria durante le nozze di Cana e riprese dal Rettor Maggiore. Non credo che Maria abbia chiesto allora e chieda oggi a ciascuno di noi qualcosa di molto diverso da quanto chiedeva Don Bosco nel 1863 ai suoi ragazzi: Che cosa potrebbe volerci dire Gesù? Lui ci ama e ci vuole salvi e felici, nel tempo e nell’eternità; vuole che le nostre persone, create a immagine sua, collaborino per giungere a condividere la figliolanza divina. Gesù – e Maria con Lui – desidera che l’acqua della nostra povera umanità, portata dai servi, possa trasformarsi nel vino nuovo di Cana; desidera che la fragilità delle nostre “anime” possa lasciarsi trasformare dal dono della Grazia offerto dal Signore, e rendere l’uomo “nuova creatura”. Mi pare proprio che le richieste di Maria (e Gesù) e di Don Bosco coincidano… Questo dunque è quanto “chiede” Don Bosco; e che cosa “promette”?
Promettervi? lo vi prometto e vi do tutto quel che sono e quel che ho. Io per voi studio, per voi lavoro, per voi vivo e per voi sono disposto anche a dare la vita.
Mi pare che non ci sia un modo migliore per descrivere salesianamente l’espressione: liberi per servire, indicata dal Rettor Maggiore. E non mi pare che ci sia una descrizione più bella dell’educatore, di colui che dedica la sua vita per il bene dei ragazzi. Ognuno di noi naturalmente potrà adattare le parole di Don Bosco al proprio stato di vita; quel che credo rimanga vero per tutti è che la missione educativa ci coinvolge così profondamente a livello relazionale, che ci spinge a dare ai ragazzi il meglio di noi.
Vediamo adesso che cosa “consiglia” Don Bosco.
Consigliarvi? Statemi bene attenti ad intendermi. Immaginatevi di vedere un gran globo sospeso pei due poli a due colonne. Sopra una sta scritto: “Regina mundi”; sopra l’altra: “Panis vitae”. /…/ Sopra questo globo camminano molti uomini in ogni verso. Ma quelli che stanno presso le due colonne godono di una luce vivissima, mentre gli altri che stanno distanti da esse, cioè nel mezzo del globo sono in oscure tenebre /…/ Il globo rappresenta il mondo. Le due colonne sono: una Maria SS., l’altra il SS. Sacramento. Esse sono che veramente sostengono il mondo, imperciocchè se non fosse di Maria SS. e del SS. Sacramento a quest’ora il mondo sarebbe già rovinato. E gli uomini che vogliono camminare alla luce, cioè per la via del paradiso, bisogna che si accostino a queste due fonti di luce od almeno, ad una. Coloro poi che da esse si allontanano, camminano “in tenebris et in umbra mortis”. Ecco quello che io vi consiglio di praticare voi e di farlo praticare agli altri per mezzo dell’esempio, per mezzo dei consigli, per mezzo delle prediche. Notate che suggerendovi la divozione al SS. Sacramento, io intendo l’accostarsi alla Comunione, le visite in Chiesa, l’udire la S. Messa, le giaculatorie ecc…
(Memorie Biografiche, Vol. VII, pagg. 585-586)
Anche questo testo mi pare che disegni proprio una bella definizione di credenti! Credenti è appunto l’altra espressione utilizzata da don Attard per indicare coloro che prendono sul serio l’invito di Maria a Cana. Questa definizione coincide, per Don Bosco, con l’amore all’Eucaristia e a Maria.
Carissimi/e, ecco che cosa intendevo portare oggi alla vostra attenzione. Il mio augurio, con tutto il cuore, è che questa festa di Don Bosco, illuminata anche dalla Strenna offerta dal Rettor Maggiore (Fate quello che vi dirà. Credenti, liberi per servire; che vi invito a leggere), possa essere un’occasione rinnovata per crescere nella fede (da credenti), intesa come ascolto di Dio nella sua Parola, nei giovani e nella storia (Fate quello che vi dirà). E che il nostro ascolto possa costantemente trasformarsi in servizio libero, generoso e gioioso, possa trasformarsi in “fatti di Vangelo” (liberi per servire).
Buona festa a tutti!
Con affetto in Don Bosco,
Don Leonardo Mancini
Ispettore ICP

