Chi ama comunica. E comunicare in stile salesiano significa essere sempre fedeli ai giovani

Pubblichiamo una riflessione sulla comunicazione del Consigliere generale don Gildásio Mendes dos Santos, dall’agenzia salesiana ANS.

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(ANS – Roma) – Le problematiche sperimentate e ancora vive in molti Paesi del globo a motivo della pandemia di Covid-19 non hanno fermato la comunicazione salesiana. Anzi, poiché “comunicare è reinventare, è creare nuovi e sorprendenti linguaggi”, le difficoltà sono diventate opportunità per andare più a fondo e trovare nuovi significati e nuove modalità di comunicare – cioè di amare – e di farlo in stile salesiano. Ecco la riflessione sul tema del Consigliere Generale per la Comunicazione Sociale, don Gildásio Mendes dos Santos.

Cari amici e care amiche,

Tutti – voi e noi insieme – abbiamo fatto del nostro meglio per comunicare con persone vicine e lontane, per alimentare la nostra Speranza, per continuare a lavorare con entusiasmo, anche in questi tempi difficili per crisi sanitaria ed economica, dovuti a Covid-19.

Camminiamo accanto ai nostri giovani perché crediamo in loro. Con loro condividiamo la nostra vita, con loro comunichiamo, per loro preghiamo. Li ameremo sempre, camminando insieme e con lo sguardo rivolto al futuro.

Abbiamo imparato dal nostro Padre, Don Bosco, questo stile salesiano di vivere con ottimismo e gioia l’amore di Dio, e di credere sempre nel seme di bene che cresce e fruttifica nel cuore dei nostri giovani. Questa è pertanto la sorgente del nostro stile di comunicare!

In tutte le Ispettorie Salesiane del mondo abbiamo visto delle iniziative interessanti e creative di comunicare e di condividere esperienze di servizio e solidarietà a favore dei più poveri e bisognosi.

Disponiamo di una grande rete – la salesiana – per comunicare la solidarietà! Abbiamo visto, ad esempio, l’impegno delle Ispettorie e delle Regioni salesiane per editare e condividere il Bollettino Salesiano nel Mondo (tanto il cartaceo quanto il digitale), la creazione di tanti “live” per programmi artistici, educativi, musicali.

Comunicare è reinventare! È creare nuovi e sorprendenti linguaggi per dare vita ai nostri racconti e per condividere con audacia i nostri sogni e i nostri progetti!

In questi tempi abbiamo seguito da vicino svariate iniziative di gruppi giovanili, di volontariato, promuoventi la solidarietàattraverso la raccolta e la donazione di prodotti alimentari, medicinali e di abbigliamento. Abbiamo visto diversi progetti di sensibilizzazione sulla prevenzione del Coronavirus, celebrazioni religiose e liturgiche ben fatte, articoli, e molta condivisione attraverso le reti sociali.

Negli ultimi tre mesi ho partecipato ad alcune videoconferenze molto interessanti, organizzate sia da vari Delegati per la Comunicazione, quanto dalle nostre comunità e dai gruppi di lavoro.

Ci piace avvicinare i giovani, ascoltarli, essergli presenti come amici, accompagnarli nel loro percorso formativo. Questo stile di comunicazione ci fa stare con loro, consapevoli del fatto che, vicini o lontani, pensiamo sempre a loro.

Lo stile salesiano di comunicare nasce dal carisma, dal modo di Don Bosco, sia di vivere la spiritualità salesiana, sia di trasmettere lo spirito di famiglia ai cConfratelli e a tutta la Famiglia Salesiana.

La comunicazione fa parte essenziale del carisma salesiano: infatti troviamo la vitalità del nostro carisma nello stile di amare Dio attraverso i giovani.

Cos’è la comunicazione in stile salesiano? È quel grande amore che scaturisce dal nostro cuore educativo e fluisce fino all’ultimo respiro, perché chi ama nel nome di Gesù e serve i più poveri e bisognosi sarà sempre comunicatore di un messaggio che è sempre nuovo e non invecchia mai.

E come possiamo sapere che c’è questo stile salesiano di comunicare?

– Quando i giovani riempiono non solo le nostre case, i nostri cortili, le nostre opere e presenze, ma anche i nostri siti web e le reti sociali con la loro spontaneità e gioia.

– Quando i giovani fanno riecheggiare i loro sogni, i loro dolori e le loro speranze attraverso il suono della musica, il ritmo della danza, la bellezza della poesia, le espressioni della preghiera, la liturgia della vita.

Quando i giovani raccontano la loro vita e le loro storie, cercano nuovi modi per creare e condividere i loro messaggi digitali e si assumono il loro impegno per i loro studi, il loro lavoro e la loro vita di Fede.

Queste espressioni giovanili sono delle espressioni vive del modo salesiano di comunicare!

Comunicare è un nuovo modo di costruire una società più umana e trasparente. Comunicare è scuola di dialogo e di rispetto per le persone, la loro cultura, la loro storia, il loro ambiente, i loro valori.

Comunicare in stile salesiano significa essere sempre fedeli ai giovani. Sono la nostra musica, i nostri sogni e le nostre vere gioie. È per questo che chi ama comunica.

Il nostro Rettor Maggiore, Don Ángel Fernández Artime, il 12 giugno di quest’anno, ci ha trasmesso questo stile salesiano di comunicazione, con grande tenerezza e verità, quando trasmettiamo ai giovani quello che è più importante:

“Cari giovani, noi, Salesiani del nostro tempo, vogliamo dirvi che vi vogliamo bene, che la nostra vita è vostra e che, come fu per Don Bosco, ognuno di noi vi può dire: ‘Per voi studio, per voi lavoro, per voi vivo, per voi sono pronto a dare anche la vita’”.

Ho visto recentemente il cortometraggio sul Salesiano Coadiutore, Sig. Artemide Zatti, beatificato nel 2002, intitolato «Zatti, hermano nuestro».  In mezzo agli ammalati, questo salesiano ha saputo comunicare tanto la carità che ha cura, quanto l’amore che cattura. Ha donato la vita al servizio degli altri, comunicando Speranza nel Risorto e amore alla Madonna.

Comunicare con stile salesiano: questa è la nostra eredità, il nostro impegno, la nostra speranza!

P. Gildásio Mendes

Consigliere per la Comunicazione Sociale

“IL FUTURO È IL MIO MESTIERE” – Lettera di una professoressa a uno studente rimandato

IL LIBRO

In prossimità dell’inizio delle attività scolastiche e del ritorno dei ragazzi nelle aulee, ecco un interessante libro riguardante la lettera di una professoressa a uno studente rimandato:

“Il futuro è il mio mestiere”

Lettera di una professoressa a uno studente rimandato

Elena Inzaghi
(Milano, Solferino, 2019, Pagine 160, € 14,00)

 

Ti stupirà sapere che, nonostante io abbia chiari i miei modelli, nonostante io sappia bene che insegnante vorrei essere, o almeno che insegnante non vorrei essere, spesso mi sento inadeguata. Ma poi mi dico che forse, se noi insegnanti non sperimentassimo un qualche senso di inadeguatezza, faremmo meglio a cambiare lavoro.
La verità è che non siamo onnipotenti e, prima di qualunque altra cosa, abbiamo bisogno di voi.
Spesso ci scoraggiamo perché pensiamo che tutto dipenda dalle nostre forze. E invece la vera forza si nasconde in voi ragazzi. Il nostro ruolo, il ruolo dell’educatore, è quello di aiutarvi a esprimere quello che avete dentro
Per questo, serve innanzitutto passione.

 

RECENSIONE

Per scoprire il contenuti del libro, riportiamo la recensione pubblicata da LA CIVILTÀ CATTOLICA (Samuele Pinna, 3 agosto 2019).

Quando si tratta dell’argomento della scuola italiana, possono accendersi inevitabili dibattiti, motivati da differenti punti di vista. Parlare dell’insegnamento scolastico significa, però, anzitutto parlare di giovani esistenze che si affacciano, in un’autonomia crescente, alla vita. Ed è quello che fa in questo libro, con fine analisi e stile brillante, Elena Inzaghi, professoressa da oltre trent’anni.

L’autrice sa rileggere con oggettività i fatti, gli snodi, i modi tipici di comportamento dei ragazzi (benché ognuno di loro sia «unico») che passano attraverso l’età adolescenziale. Non c’è mai un giudizio – e se c’è, è per mostrare quei limiti che si possono superare –, bensì un’attenzione: l’ascolto, per capire le nuove generazioni, ma non per cullarle nei loro limiti o nelle loro nevrosi.

L’intento è quello di ascoltare per aiutare a capire quali siano i passi giusti da far compiere non soltanto per salvare un anno scolastico, ma anche per dare senso all’esistere. Da qui il racconto – assai reale – di un ragazzo che entra in una profonda crisi con se stesso, che si trascura e, ovviamente, tralascia anche lo studio. E, dall’altra parte, una docente, la quale si allea strenuamente con i colleghi, con i genitori, con lo stesso studente chiuso e recalcitrante, al quale – ecco l’idea del libro – scrive una lunga lettera suddivisa a partire dall’anno scolastico (primo quadrimestre, intervallo, secondo quadrimestre, estate).

L’alleanza educativa, però, non comporta sconti per nessuno: né per la professoressa, che come insegnante deve mettersi sempre in discussione; né per i genitori, troppo spesso presi da ansia di prestazione per i risultati dei figli o capaci di proiettare su di loro solo i propri personali fallimenti (anche quando non sono tali).

Nessuno sconto neppure per il protagonista del libro, il ragazzo, che deve sempre essere accompagnato, ma in maniera esigente, se necessario. Dal rischio, infatti, di perdere un anno scolastico inizia il tentativo di una rimonta per non buttare via del tempo prezioso. Da qui, un Manuale semiserio per genitori che vogliono provare a farcela (pp. 108-116) e Consigli in ordine sparso per lo studente che vuole rimontare (pp. 130-138).

Le pagine del libro sono molto attuali e fotografano con precisione la real­tà, ma soprattutto permettono di intravedere una possibile via di speranza. Speranza per l’insegnamento: «La verità è che [noi professori] non siamo onnipotenti e, prima di qualunque altra cosa, abbiamo bisogno di voi [alunni]. Spesso ci scoraggiamo perché pensiamo che tutto dipenda dalle nostre forze. E invece la vera forza si nasconde in voi ragazzi. Il nostro ruolo, il ruolo dell’educatore, è quello di aiutarvi a esprimere quello che avete dentro» (p. 49). Speranza per la vita dei giovani: non deve essere, il loro, un crescere anarchico o individualista nella scelta dei valori, ma un cammino per vivere appieno.

Ecco la rivoluzione: studiare è bello, perché «studiare rende liberi. Ci aiuta a capire chi siamo veramente, fuori dal gregge. Ci aiuta a comprendere le persone, al di là delle apparenze. […] Ci insegna a far fatica e a divertirci, a conoscere la realtà e a immaginarne una diversa, a lavorare per realizzarla» (p. 27).

Questo è un libro adatto a tutti e, in particolare, per chi vive o sperimenta l’esercizio educativo. Un testo leggero, eppure profondo. Del resto, ha scritto Chesterton, «la ragione per cui gli angeli sanno volare è che si prendono con leggerezza».

 

INTERVISTA

L’intervista di Elena Inzaghi ospite a Radio 24  il 7 luglio 2019

Elena Inzaghi è professoressa e autrice del libro “Futuro. Il futuro è il mio mestiere”. Una lunga lettera di una docente a un ragazzo rimandato. Ospite in studio, ci parla delle dinamiche che intercorrono tra scuola e genitori e del rapporto che si instaura tra i docenti e i ragazzi.

(audio intervista a partira da 3min. 20sec.)