Pagine di una missione: Burundi
/in Animazione Missionaria, In Evidenza, Notizia ispettoriale/da PG Don BoscoSavio Club al Colle Don Bosco: prossimo appuntamento sabato 14 novembre!
/in In Evidenza, MGS, Notizia ispettoriale/da PG Don BoscoPagine di una missione: Lesotho
/in Animazione Missionaria, In Evidenza, Notizia ispettoriale/da PG Don BoscoDopo il rientro dalle missioni estive, i gruppi coinvolti condividono esperienze, incontri e riflessioni maturate durante il percorso.
Di seguito, il racconto di Andrea Milone, che dal 3 al 27 agosto ha vissuto un’esperienza di missione in Lesotho.
Pagine di una missione
Lesotho, oltre quello che mi aspettavo
Il primo impatto
Ciao sono Andrea Milone e quest’estate sono andando in missione in Lesotho. È stata un esperienza molto formativa, eravamo un gruppo di 9 persone provenienti dal Piemonte. Siccome era nuova come destinazione missionaria, non sapevamo bene cosa aspettarci, io pensavo fosse una realtà molto piccola anche come spazi, e la mia paura era di non avere l’opportunità di fare qualcosa nel pratico per i ragazzi e per la comunità.
Invece mi sbagliavo, infatti i salesiani dove siamo stati comprendono la scuola dalla materna alle superiori e un bell’oratorio, frequentati da moltissimi ragazzi e bambini.
Uno sguardo che cambia
Tra questi una persona che mi è rimasta impressa è sicuramente un ragazzo di nome Jon che ci ha accolto in casa sua con sua nonna e i suoi fratelli e sorelle, in una casa formata da due piccole stanze, molto povere, ed erano in 6 ad abitare li.
Nonostante questa profonda povertà di questa famiglia mi ha colpito il loro amore e l’accoglienza che ci hanno donato. Sicuramente mi porto a casa lanche tutte le persone che ho conosciuto e l’amore che ho sperimentato e ricevuto in queste tre settimane.
120 giovani scelgono di esserci: al via il nuovo anno di Servizio Civile con i Salesiani
/in Notizia ispettoriale, Servizi Civili e Sociali/da PG Don BoscoIl 9 ottobre hanno preso servizio 120 operatori e operatrici volontarie nelle opere dei Salesiani per il Sociale del Piemonte e della Valle d’Aosta. Per un anno saranno impegnati in oratori, centri giovanili, scuole, centri di formazione professionale, museo e biblioteca, a servizio delle comunità e delle persone che le abitano.
Il giorno successivo si è svolta la prima giornata di formazione generale, un momento dedicato alla conoscenza, alla riflessione e alla costruzione del gruppo. Nello stile salesiano, fatto di accoglienza, fiducia e familiarità, il gioco e la condivisione sono diventati occasioni per conoscersi e iniziare a costruire relazioni significative.
Attraverso attività e momenti di confronto, i giovani hanno condiviso aspettative, paure e desideri legati a questa nuova esperienza, dando vita a un clima di ascolto autentico e partecipazione. Sono emerse parole come responsabilità, entusiasmo, crescita, curiosità e desiderio di mettersi al servizio degli altri. Segni di una scelta che non è soltanto personale, ma anche profondamente civile e politica: scegliere il Servizio Civile significa infatti dedicare tempo ed energie alla costruzione del bene comune, contribuendo in modo concreto alla vita delle proprie comunità.
Durante tutta la giornata sono emerse l’energia, la serietà e la disponibilità all’incontro che questi ragazzi e ragazze hanno saputo esprimere. È da qui che inizia il loro cammino: dalle relazioni, dall’ascolto e dalla consapevolezza che ogni gesto di servizio può generare cambiamento.
A tutti loro va il nostro grazie e l’augurio di vivere un anno ricco di incontri, crescita e significato.
Buon Servizio Civile a tutte e a tutti!
DIGIT-CARE: 26 posti per il Servizio Civile Digitale in Piemonte
/in In Evidenza, Notizia ispettoriale, Servizi Civili e Sociali/da PG Don BoscoSono aperte le candidature per DIGIT-CARE – Competenze Digitali per la Cittadinanza, il progetto di Servizio Civile Digitale dedicato a chi vuole mettersi in gioco, formarsi e contribuire a rendere il digitale più accessibile.
Gli operatori e operatrici volontari/e diventeranno facilitatori digitali, affiancando giovani, adulti, anziani e famiglie nell’utilizzo sicuro e consapevole di servizi online, CIE, dispositivi e piattaforme digitali.
In Piemonte sono disponibili 26 posti nelle sedi di Torino, Alessandria, Savigliano, Fossano, Bra e Saluzzo.
Il percorso dura 12 mesi, prevede un assegno mensile di 520 € e comprende formazione dedicata, tutoraggio e orientamento.
Le candidature devono essere presentate entro le ore 14:00 del 6 novembre 2026 sulla piattaforma domandaonline.serviziocivile.it.
Per informazioni e supporto alla candidatura:
- serviziocivile@salesianipiemonte.it
- WHATSAPP: 388 3779558
Pagine di una missione: Lituania
/in Animazione Missionaria, In Evidenza, MGS, Notizia ispettoriale/da PG Don BoscoDopo il rientro dalle missioni estive, i gruppi coinvolti condividono esperienze, incontri e riflessioni maturate durante il percorso.
Di seguito, il racconto di Irene Salvatore, che dal 20 luglio al 10 agosto ha vissuto un’esperienza di missione in Lituania.
Pagine di una missione
Telsiai, dove ho imparato a cambiare sguardo
Il primo impatto
Quest’estate sono partita per tre settimane a Telsiai, una piccola cittadina della Lituania, a circa tre ore dalla capitale. Eravamo in otto e ad accoglierci c’erano due preti della città, che si sono presi cura del Summer Camp nel quale avremmo trascorso la maggior parte del nostro tempo e da cui eravamo ospiti.
La prima settimana ci ha messo subito alla prova: ancora non conoscevamo i ragazzi e, ad aspettarci, abbiamo trovato soprattutto freddo e pioggia. Telsiai è proprio come ci si potrebbe immaginare la Lituania: verde, piena di boschi e laghetti, con ritmi e abitudini molto più lenti dei nostri. Per le strade si incontrava poca gente, se non qualche bambino che giocava nei parchi e saltava nelle pozzanghere.
Alla fine della prima settimana abbiamo finalmente conosciuto gli animatori con cui avremmo vissuto il Summer Camp. Anche l’inizio con loro non è stato semplice: più che accolti, ci siamo sentiti un pò intimoriti…Poi, però, qualcosa è cambiato. Giorno dopo giorno abbiamo iniziato a conoscerci, a ridere insieme e a creare legami, fino ad sentire: «Non so come farò quando andrete via». Inaspettatamente, quei ragazzi che all’inizio sembravano così lontani sono diventati una parte importante della nostra esperienza.
Incontri e scoperte
Io ho scelto di stare con i ragazzi delle medie, i cosiddetti valdokas. Molti animatori erano solo di qualche anno più grandi di loro e quasi nessuno voleva stare con loro… Avendo avuto poco tempo per l’organizzazione, abbiamo deciso che ogni giorno ci trovavamo un paio d’ore prima dell’inizio del camp per giocare, ballare, correre e semplicemente stare insieme. L’idea era quella di far sentire loro, per primi, voluti bene e che non eravamo lì solo per animare i bambini, ma anche per condividere qualcosa con loro e poi soprattutto, farli un pò mettere mano in ciò che avremmo fatto con i bimb
Con i ragazzi, però, le cose non sono state subito facili. I più piccoli accoglievano i miei compagni di missione con abbracci, braccialetti e traduzioni, mentre gli adolescenti erano molto più distaccati. E poi c’era anche la lingua: nonostante molti ragazzi parlassero inglese perfettamente, noi riuscivamo a capire forse un decimo di quello che veniva detto.
È proprio in questo contesto che ho incontrato Kevinas, un ragazzo di undici anni che difficilmente dimenticherò.
Kevinas stava sempre un pò per le sue, solitamente con qualche ragazzo della squadra dei più grandi si metteva nell’angolo della sala, partecipava poco ai momenti condivisi e ai giochi, sembrava solo che sapeva di dover stare li e attendeva che il tempo passasse. Un giorno, però, si è staccato dal suo angolino e si è seduto vicino a me.
Kevinas non conosceva l’inglese, cosa molto rara tra i più giovani della Lituania, lì conoscono quasi tutti un inglese perfetto tanto che molte volte venivamo corretti da bimbi di 7 anni… Dopo il film, di solito si dicevano due parole di introduzione al momento formativo, e sarà che mi ha vista un pò persà o altro, si alza, si siede vicino a me, apre il Traduttore e inizia a tradurmi tutto, dal lituano all’italiano. Quel gesto, così piccolo, mi è rimasto dentro. Anche perchè, da quel momento, ogni volta che poteva, Kevinas cercava di stare vicino a me. Per convincerlo a giocare inventavamo delle sfide e, durante gli spostamenti, non smetteva più di parlare, lui che mi insegnava il lituano, io l’italiano, e grazie all’aiuto di un suo amico, comunicavamo.
Uno sguardo che cambia
Non è per niente facile entrare e stare in una cultura diversa dalla propria, soprattutto quando si parte con il desiderio di fare del bene e ci si trova davanti a difficoltà che limitano un pò le proprie certezze. Eppure, proprio queste difficoltà mi hanno permesso di cambiare il mio sguardo.
Sono partita con uno sguardo un po’ intimorito e forse anche con l’idea di essere lì per dare qualcosa.
Sono tornata con la consapevolezza di aver ricevuto molto più di quanto pensassi. Ho imparato a guardare oltre la distanza culturale e oltre la povertà materiale, riconoscendo che esistono forme di povertà più nascoste, che hanno bisogno della stessa cura e dello stesso amore. E forse ho imparato anche a riconoscere le mie. E tutto questo mi ha dato l’occasione di cambiare davvero sguardo verso il prossimo, a guardare con occhi nuovi l’altro, ad accorgermi di chi mi sta accanto, che forse anche qui c’è qualcuno che ha bisogno di essere accolto, ascoltato e amato.
Lettera n.4 dell’Ispettore don Giorgio Degiorgi
/in Notizia ispettoriale/da PG Don BoscoSi riporta di seguito la quarta lettera dell’Ispettore del Piemonte, Valle d’Aosta e Lituania don Giorgio Degiorgi.
Torino-Rebaudengo, 1° Ottobre 2026
Memoria di Santa Teresa di Gesù Bambino
Evita, tendi, combatti
Cari confratelli,
cari laici corresponsabili,
iniziamo oggi il mese di ottobre, che è tradizionalmente dedicato alla preghiera del Rosario e all’impegno missionario. Sono i due polmoni della nostra spiritualità: preghiera e missione. La scorsa settimana ho partecipato all’incontro degli Ispettori della Regione Mediterranea che in meno di un secolo è passata da essere “terra di missionari” a “terra di missione”: è la sfida che oggi abbiamo davanti e che accogliamo con fiducia e speranza. La nostra stessa terra piemontese, valdostana e lituana è divenuta un nuovo territorio di evangelizzazione, abitato da giovani che sperimentano solitudini inedite, smarrimento d’identità e un forte desiderio di Dio che spesso rimane a loro stessi nascosto. Ho ancora nel cuore la celebrazione di Domenica 27 settembre in cui, nella Basilica di San Petronio a Bologna, il nostro confratello don Elia Comini è stato dichiarato beato: sono i santi quelle stelle che il Signore pone nella nostra vita per orientare il nostro cammino verso di Lui.
1. CHIAMATI ALLA LIBERTÀ
Durante l’incontro con giovani allo “Stade de France” di Parigi, Leone XIV ha consegnato tre parole per orientare la loro libertà e diventare protagonisti del futuro. Prendendo spunto dalla Prima Lettera di san Paolo a Timoteo, il Pontefice ha sintetizzato il cammino della fede e della crescita umana attraverso tre verbi che fanno appello alla responsabilità di ciascuno: evita, tendi, combatti. Evita. Il Papa ha invitato i giovani a compiere scelte controcorrente, dicendo un “no” deciso a ciò che deforma la dignità umana e spegne i sogni. Evitare significa rifiutare l’individualismo sfrenato, la rassegnazione, la ricerca del possesso e la cultura del superficiale che porta all’isolamento e alla solitudine. È l’invito a non lasciarsi omologare dalle logiche dell’egoismo e del consumo, custodendo invece la purezza del cuore e il desiderio di cose grandi. Tendi. La libertà si compie quando indirizza il proprio cammino verso mete alte. “Tendere” significa orientare la mente e gli affetti verso la giustizia, la carità, la fede e la costruzione di relazioni autentiche. Il Papa ha esortato i ragazzi a non accontentarsi di traguardi mediocri, piuttosto a cercare la verità e la bellezza, riscoprendo la fraternità come stile di vita capace di superare le barriere ed edificare una comunità fondata sul sostegno reciproco. Combatti. Il Papa invita i giovani a “combattere la buona battaglia” di san Paolo. Non si tratta di una lotta fatta di sopraffazione o violenza, ma di una resistenza spirituale e morale contro il buio e il relativismo del nostro tempo. Il Pontefice ha ricordato ai giovani che l’unico modo per sconfiggere il male è combatterlo «con le armi dell’amore», attraverso il servizio quotidiano, il coraggio della testimonianza e il dono di sé, diventando fiaccole di speranza e costruttori di pace nel mondo. Nel suo intervento presso la sede dell’UNESCO a Parigi, il Santo Padre ha indicato agli educatori questo programma: “Chi si dedica all’educazione, alla scienza e alla cultura viene a maggior ragione chiamato a prendersi cura di ogni persona, così che possa risplendere la bellezza della nostra libertà. Questa bellezza ha un nome: giustizia. Sì, la libertà è bella quando è orientata verso il bene e la verità; è deturpata quando scivola nell’arbitrio, nella violenza e nella sete di potere. Essere uomini implica quindi una responsabilità davanti all’appello della storia: l’uomo è colui che cresce, impara, lavora con la mente e con le mani”.
2. DA CENTO ANNI LA GIORNATA MISSIONARIA MONDIALE
Da cento anni la Chiesa tiene viva la preghiera e la carità verso la missione in modo particolare con la Giornata missionaria mondiale, che sarà domenica 18 ottobre. Il giorno precedente, nella Basilica di Maria Ausiliatrice, il Rettor Maggiore consegnerà la Croce ai missionari salesiani nella celebrazione della 157.ma spedizione missionaria. Don Bosco non attraversò mai l’oceano, eppure il suo cuore batteva a latitudini sconfinate. Ricordiamo con quanta paternità raccomandava ai suoi primi figli di cercare i giovani più poveri e abbandonati, unendo la mitezza evangelica al coraggio di piantare la Croce nelle terre più lontane. Nel “sogno delle missioni” Don Bosco raccontò di essersi trovato di fronte a una vasta pianura inesplorata, popolata da una moltitudine di giovani dall’aspetto “fiero e selvaggio”, intenti a cacciare e a scontrarsi tra loro. Vide passare diversi missionari che cercarono di avvicinarli, ma vennero respinti. Successivamente, comparve un piccolo gruppo di Salesiani: essi non portavano armi né ostentavano forza, ma avanzavano sorridenti con in mano unicamente il crocifisso e il catechismo. Alla loro vista, l’atteggiamento dei giovani cambiò subito: la diffidenza cedette il passo alla curiosità e all’accoglienza. Quei ragazzi circondarono i confratelli, chiedendo di essere istruiti e accolti nelle loro case. Quando fu chiesto a Don Bosco dove si trovasse quel luogo, gli fu rivelato che si trattava della Patagonia. In quella visione non c’era solo la prefigurazione di una terra geografica, ma la rivelazione di un metodo spirituale e pedagogico: l’amorevolezza e la presenza disarmata hanno il potere di sciogliere i cuori più induriti e di trasformare i deserti in terre fertili. Affidiamo il nostro cammino alla Beata Maria Vergine del Rosario e al nostro padre don Bosco. Possano riaccendere in ciascuno di noi la gioia di spendere la vita per la salvezza dei giovani, indicando loro l’unica strada della libertà: l’incontro con Cristo. In don Bosco, con affetto fraterno.
In Don Bosco, con affetto fraterno,
Don Giorgio Degiorgi
Ispettore





















