Festa di Don Bosco 2026: il Rettor Maggiore esorta ragazzi e ragazze dell’MGS a seguire il cammino del Santo dei Giovani

Qui a Valdocco bisogna proprio riconoscere che l’avvenire incomincia ieri. Si può pensare che ci sia uno sbaglio. Invece, no! Noi siamo eredi di un’esperienza straordinaria che a noi è data, a noi è consegnata. Coraggio!”

Con questa simpatica citazione del suo predecessore, Don Egidio Viganò, il Rettor Maggiore dei Salesiani di Don Bosco, Don Fabio Attard, alla sua prima Festa di Don Bosco da quando è stato eletto a quest’incarico, ha concluso l’omelia-messaggio ai giovani del Movimento Giovanile Salesiano (MGS) in occasione della Festa di Don Bosco, sabato 31 gennaio 2026 – in una celebrazione eucaristica segnata da grande profondità, entusiasmo e autentica spiritualità giovanile salesiana.

La Festa di Don Bosco nella Basilica di Maria Ausiliatrice di Valdocco, culla e centro spirituale del carisma salesiano a livello mondiale, era iniziata in verità già dalla serata di venerdì 30 gennaio, con i Primi Vespri della festa presieduti dallo stesso Rettor Maggiore, e una veglia di preghiera animata dai novizi del Colle Don Bosco, sul tema “Fino all’ultimo mio respiro”.

A conclusione della celebrazione dei Primi Vespri, il Rettor Maggiore ha anche consegnato ai fedeli radunati in basilica il suo pensiero della “buonanotte salesiana”, nella quale ha rimarcato due principali aspetti di Don Bosco: il suo essere “radicato in cristo” e profondamente “coinvolto con la storia” della città, in un coinvolgimento che non era meramente sociale, ma missionario, che lo portava a vedere persone e situazioni alla luce del Vangelo e dell’intelligenza.

Il giorno della festa, poi, ha visto la chiesa di Maria Ausiliatrice sempre piena di fedeli, giunti da ogni luogo per omaggiare il Padre e Maestro della Gioventù e per partecipare alle numerose Eucaristie in programma per la giornata – ben sette, dalle 7 del mattino alle 21 – o agli altri momenti spirituali previsti. Anche la scelta di chi ha presieduto le Messe è stata attenta e calcolata, volta a rinsaldare i rapporti con la comunità cittadina locale.

Ecco perché dietro l’altare della Basilica si sono alternati i Vicari Episcopali per la formazione e per la pastorale sul territorio, rispettivamente Don Michele Roselli e Don Mario Aversano; poi il Superiore della Circoscrizione speciale di Piemonte e Valle d’Aosta (ICP), Don Leonardo Mancini; sul finire della mattinata, l’arcivescovo della città, Card. Roberto Repole – in una messa concelebrata anche dal Rettor Maggiore; e, a metà pomeriggio, Mons. Alessandro GiraudoVescovo Ausiliare di Torino.

L’apice della festa ovviamente si è raggiunto con la Messa presieduta dal Rettor Maggiore, in una celebrazione gremita di fedeli fino al massimo della capienza della Basilica di Maria Ausiliatrice, liturgicamente molto curata e animata accompagnata dal Coro e dall’Orchestra dei giovani di Novara. Affiancato all’altare dall’Economo Generale della Congregazione,Don Gabriel Stawowy, Don Attard ha offerto un’omelia in collegamento con la Strenna da lui diffusa per questo 2026.

Nella sua riflessione, infatti, il Rettor Maggiore ha infatti ripreso i quattro verbi fondamentali della Strenna – guardare, ascoltare, scegliere e agire – e ha ricompiuto con loro il percorso di vita di Don Bosco, esortando i giovani presenti ad assumere gli stessi atteggiamenti per compiere anch’essi il medesimo cammino.

Guardare” è la prima esortazione che la Madonna fa al piccolo Giovannino nel Sogno dei Nove Anni, e in tal senso fa riferimento al “prendere sul serio la realtà in cui si vive”. “Abbiamo il coraggio di lasciarci interrogare di quello che sta capitando attorno a noi?” ha domandato a mo’ di provocazione.

Il secondo verbo è Ascoltare: “Possiamo guardare e prendere le distanze. Sì, ho visto, però non è che mi interessa… ”. Ascoltare, invece, significa: “Cosa mi dice quello che io vedo? Come mi interpella quello che vedo?

Da lì si passa al terzo verbo, quello decisivo: Scegliere. “Se abbiamo l’intelligenza necessaria per capire quello che guardiamo, e abbiamo anche la sincerità per ascoltare quello che ci sta dicendo ciò che guardiamo, bisogna poi mettersi in cammino: Che io arrivi a chiedermi quali sono le scelte della mia vita? Qual è la chiamata che io vorrei assumermi?” ha continuato ancora il Rettor Maggiore.

Che, infine, ha chiosato sul quarto verbo, Agire: “Quando arriviamo a quel punto allora l’agire diventa una conseguenza. Faccio quelle scelte che nel discernimento dello scegliere fanno maturare quello che ho guardato e quello che ho ascoltato”.

Le celebrazioni per la Festa di Don Bosco 2026 a Torino-Valdocco – che avevano previsto nel pomeriggio anche la benedizione dei ragazzi all’altare di Don Bosco, e un tempo per l’adorazione e i Secondi Vespri – si sono infine concluse con l’Eucaristia celebrata assieme ai membri del cosiddetto “arsenale della pace” del “Sermig” – il Servizio Missionario Giovani.

Fonte: infoANS

Lettera dell’Ispettore – Gennaio 2026 (Solennità di San Giovanni Bosco)

Si riporta di seguito la lettera dell’Ispettore del Piemonte, Valle d’Aosta e Lituania don Leonardo Mancini per il mese di gennaio 2026.

Valdocco, 31 gennaio 2026
Solennità di San Giovanni Bosco

A confratelli e laici corresponsabili
di
Piemonte, Valle d’Aosta e Lituania,

Carissimi/e,
un saluto cordiale a tutti/e voi, in questa fine di novembre 2025.

Desidero farvi gli auguri per la festa del nostro padre Don Bosco, in questo anno che vede il nostro Rettor Maggiore offrirci una Strenna dal titolo: Fate quello che vi dirà. Credenti, liberi per servire.

Per commentare la Strenna e farvi gli auguri prendo in prestito il testo di un’altra Strenna, ben più antica: quella che Don Bosco ha offerto ad artigiani e studenti di Mirabello il 31 dicembre 1863. Questo testo mi sembra che abbia diversi punti in comune con la Strenna di quest’anno. Ecco le parole che Don Bosco rivolge ai ragazzi di Mirabello, che alternerò con alcuni commenti.

Al cominciare di quest’anno nuovo che cosa debbo io chiedervi? che cosa promettervi e che consigliarvi? Sono tre cose.

Quanto a chiedervi non posso altro che domandarvi quanto forma il programma di questa casa e che sta scritto nella mia camera: “Da mihi animas caetera tolle”. Io non chieggo che le vostre anime, non desidero che il vostro bene spirituale.

Don Bosco chiede che i ragazzi gli consentano di aiutarlo a salvare la loro anima. Fate quello che vi dirà! Sono le parole pronunciate da Maria durante le nozze di Cana e riprese dal Rettor Maggiore. Non credo che Maria abbia chiesto allora e chieda oggi a ciascuno di noi qualcosa di molto diverso da quanto chiedeva Don Bosco nel 1863 ai suoi ragazzi: Che cosa potrebbe volerci dire Gesù? Lui ci ama e ci vuole salvi e felici, nel tempo e nell’eternità; vuole che le nostre persone, create a immagine sua, collaborino per giungere a condividere la figliolanza divina. Gesù – e Maria con Lui – desidera che l’acqua della nostra povera umanità, portata dai servi, possa trasformarsi nel vino nuovo di Cana; desidera che la fragilità delle nostre “anime” possa lasciarsi trasformare dal dono della Grazia offerto dal Signore, e rendere l’uomo “nuova creatura”. Mi pare proprio che le richieste di Maria (e Gesù) e di Don Bosco coincidano… Questo dunque è quanto “chiede” Don Bosco; e che cosa “promette”?

Promettervi? lo vi prometto e vi do tutto quel che sono e quel che ho. Io per voi studio, per voi lavoro, per voi vivo e per voi sono disposto anche a dare la vita.

Mi pare che non ci sia un modo migliore per descrivere salesianamente l’espressione: liberi per servire, indicata dal Rettor Maggiore. E non mi pare che ci sia una descrizione più bella dell’educatore, di colui che dedica la sua vita per il bene dei ragazzi. Ognuno di noi naturalmente potrà adattare le parole di Don Bosco al proprio stato di vita; quel che credo rimanga vero per tutti è che la missione educativa ci coinvolge così profondamente a livello relazionale, che ci spinge a dare ai ragazzi il meglio di noi.

Vediamo adesso che cosa “consiglia” Don Bosco.

Consigliarvi? Statemi bene attenti ad intendermi. Immaginatevi di vedere un gran globo sospeso pei due poli a due colonne. Sopra una sta scritto: “Regina mundi”; sopra l’altra: “Panis vitae”. /…/ Sopra questo globo camminano molti uomini in ogni verso. Ma quelli che stanno presso le due colonne godono di una luce vivissima, mentre gli altri che stanno distanti da esse, cioè nel mezzo del globo sono in oscure tenebre /…/ Il globo rappresenta il mondo. Le due colonne sono: una Maria SS., l’altra il SS. Sacramento. Esse sono che veramente sostengono il mondo, imperciocchè se non fosse di Maria SS. e del SS. Sacramento a quest’ora il mondo sarebbe già rovinato. E gli uomini che vogliono camminare alla luce, cioè per la via del paradiso, bisogna che si accostino a queste due fonti di luce od almeno, ad una. Coloro poi che da esse si allontanano, camminano “in tenebris et in umbra mortis”. Ecco quello che io vi consiglio di praticare voi e di farlo praticare agli altri per mezzo dell’esempio, per mezzo dei consigli, per mezzo delle prediche. Notate che suggerendovi la divozione al SS. Sacramento, io intendo l’accostarsi alla Comunione, le visite in Chiesa, l’udire la S. Messa, le giaculatorie ecc…

(Memorie Biografiche, Vol. VII, pagg. 585-586)

Anche questo testo mi pare che disegni proprio una bella definizione di credenti! Credenti è appunto l’altra espressione utilizzata da don Attard per indicare coloro che prendono sul serio l’invito di Maria a Cana. Questa definizione coincide, per Don Bosco, con l’amore all’Eucaristia e a Maria.

Carissimi/e, ecco che cosa intendevo portare oggi alla vostra attenzione. Il mio augurio, con tutto il cuore, è che questa festa di Don Bosco, illuminata anche dalla Strenna offerta dal Rettor Maggiore (Fate quello che vi dirà. Credenti, liberi per servire; che vi invito a leggere), possa essere un’occasione rinnovata per crescere nella fede (da credenti), intesa come ascolto di Dio nella sua Parola, nei giovani e nella storia (Fate quello che vi dirà). E che il nostro ascolto possa costantemente trasformarsi in servizio libero, generoso e gioioso, possa trasformarsi in “fatti di Vangelo” (liberi per servire).

Buona festa a tutti!

Con affetto in Don Bosco,
Don Leonardo Mancini
Ispettore ICP

Festa di Don Bosco 2026: il Rettor Maggiore parla ai giovani del Movimento Giovanile Salesiano

Rinnovando una “bella tradizione” propria dei Rettori Maggiori, per la Festa di Don Bosco 2026 l’XI Successore di Don Bosco, Don Fabio Attard, consegna un messaggio di speranza e coinvolgimento ai giovani del Movimento Giovanile Salesiano (MGS).

Tre sono i punti principali sottolineati dal Rettor Maggiore. In primo luogo, Don Attard rimanda al messaggio della Strenna per il 2026, rinnovando l’invito ad essere, come Maria, attenti a ciò che accade attorno a sé e a fare sempre affidamento a Gesù.

In secondo luogo, riprendendo degli spunti di Papa Leone XIV, il Rettor Maggiore invita a “coltivare il dono dell’amicizia autentica” – un tratto veramente salesiano.

E, infine, sempre con riferimento a quanto indicato in questi primi mesi di pontificato da Papa Leone, l’XI Successore di Don Bosco esorta i ragazzi e le ragazze dell’MGS ad avere “il coraggio della verità – un atteggiamento che significa evitare qualsiasi ambiguità e prepotenza, anche verbale, verso il prossimo.

Tutto questo, conclude il Rettor Maggiore, perché i giovani siano “protagonisti di bontà, soprattutto per i giovani più bisognosi”.

Fonte: infoANS

Ad Avigliana il primo incontro di “Amare da Dio”: un percorso per educare il cuore al vero amore

Il 13 e 14 dicembre 2025 si è svolto presso la Casa Salesiana Madonna dei Laghi di Avigliana il primo incontro del nuovo percorso formativo “Amare da Dio”, promosso dalla Pastorale Giovanile Salesiana e dedicato a giovani single e fidanzati dai 19 ai 29 anni.

Un weekend intenso di formazione, preghiera e condivisione, nato per aiutare i partecipanti a comprendere le basi del vero amore umano e cristiano, nella relazione con sé stessi e con l’altro.

“Amare da Dio” vuole offrire ai giovani strumenti interiori e relazionali per costruire legami maturi e duraturi, imparando a supportarsi, sopportarsi e perdonarsi. Il cammino propone un approccio integrale, che unisce dimensione affettiva, spirituale, psicologica e morale, sempre alla luce del Vangelo e della tradizione salesiana.

Il primo incontro ha aiutato a leggere le dinamiche dell’amore come un dialogo continuo tra ciò che sentiamo e ciò a cui siamo chiamati, offrendo strumenti per vivere le relazioni in modo più consapevole.

Sono stati affrontati i principali nodi della vita affettiva, dal disegno di Dio e gli “scarabocchi” degli uomini ai bisogni e desideri, dal rapporto tra passione e ragione alla tensione tra spontaneità e volontà, dal cammino che va dal piacere alla responsabilità fino al dialogo tra eros e agape.

Una parte significativa dell’incontro è stata dedicata alla bellezza della differenza uomo-donna, riflettendo sul rapporto tra sesso e genere, sui significati fondamentali della sessualità umana, sui caratteri distintivi dei sessi — biologici, affettivi e spirituali — e offrendo alcuni suggerimenti pratici e spirituali per imparare ad amarsi e rispettarsi nella relazione di coppia.

La proposta formativa ha sottolineato come la differenza non sia un ostacolo, ma un dono reciproco, una grammatica da imparare e da vivere con delicatezza, verità e coraggio.

Tra momenti di catechesi, confronto, adorazione e preghiera, il weekend ha offerto ai partecipanti l’occasione di interrogarsi sul proprio cammino vocazionale, sul desiderio di amare e lasciarsi amare, e sulla presenza di Dio nella vita affettiva.

Il clima di familiarità e sincerità ha reso possibile un’esperienza profonda, capace di generare fiducia, apertura e discernimento.

Esercizi Spirituali MGS Giovani e MGS Plus

Nel weekend del 29 e 30 novembre si sono svolti gli Esercizi Spirituali dedicati ai giovani universitari e lavoratori, un appuntamento consueto che per la prima volta ha visto la partecipazione di due gruppi distinti in due diverse sedi:

  • Al Colle Don Bosco, presso la casa Zatti, si sono ritrovati i giovani nati tra il 2004 e il 2006. A guidare le meditazioni è stato don Giorgio Degiorgi SDB, che ha accompagnato i ragazzi in un percorso di riflessione e preghiera.

  • A Pianezza, nella cornice di Villa Lascaris (Via Lascaris 4), hanno invece partecipato i giovani nati tra il 1997 e il 2003. Qui la predicazione è stata affidata a don Cristian Besso SDB, che ha proposto spunti di spiritualità e vita cristiana per chi è già inserito nel mondo universitario e lavorativo.

Entrambi i gruppi hanno vissuto l’esperienza dalle 9.30 di sabato fino alle 17.00 di domenica, condividendo momenti di preghiera, meditazione e fraternità.

L’iniziativa ha rappresentato un’occasione preziosa di crescita spirituale e comunitaria.

Lettera dell’Ispettore – Novembre 2025

Si riporta di seguito la lettera dell’Ispettore del Piemonte, Valle d’Aosta e Lituania don Leonardo Mancini per il mese di novembre 2025.

Valdocco, 30 novembre 2025
Prima Domenica di Avvento

A confratelli e laici corresponsabili
di
Piemonte, Valle d’Aosta e Lituania,

Carissimi confratelli, carissime laiche e laici corresponsabili, un saluto cordiale a tutti/e voi, in questa fine di novembre 2025.

Siamo appena entrati nel nuovo anno liturgico e nel Tempo di Avvento. C’è un nuovo cammino di grazia che si apre davanti a noi. Un cammino lungo il quale il Signore vuole essere atteso, cercato, trovato, accolto, incontrato, ascoltato, seguito, imitato, amato fino alla fine!

Sappiamo bene che il tempo di Avvento chiede di coltivare gli atteggiamenti virtuosi della ricerca vigile, della fede viva, dell’attesa gioiosa. Vorrei fermarmi a riflettere brevemente su uno di questi atteggiamenti, quello della gioia, che è parte integrante della spiritualità cristiana ma anche della spiritualità salesiana.

Mi sembra utile proporre questa riflessione, perché la nostra vita talora viene appesantita da difficoltà personali, comunitarie, familiari, provenienti dalla nostra missione o anche dalle vicende spesso dolorose che il mondo vive. E la gioia rischia di venire meno, di capitolare, di essere rinviata a tempi migliori.

Nonostante ciò la gioia (o allegria) fin dalle origini è un ingrediente fondamentale dell’Oratorio di Valdocco. È Domenico Savio – sulla scorta di quanto imparato da Don Bosco – che nell’ottobre 1855 dice a Camillo Gavio, ragazzo quindicenne arrivato convalescente a Valdocco da Tortona, e che appariva un po’ malinconico e intimidito, ma anche profondo e disponibile a fare la volontà di Dio: Sappi che noi qui facciamo consistere la santità nello stare molto allegri. Noi procureremo soltanto di evitare il peccato, come un gran nemico che ci ruba la grazia di Dio e la pace del cuore; procureremo di adempiere esattamente i nostri doveri e frequentare le cose di pietà. Comincia fin d’oggi a scriverti per ricordo: Servite Domino in laetitia: serviamo il Signore in santa allegria (Memorie Biografiche V, 356).

L’allegria alla quale siamo invitati dall’insegnamento di Don Bosco non ha radici superficiali; non ignora i problemi e i mali del mondo. Ma ricorda che la comunione con Dio è l’unica condizione che può donare pace al nostro cuore, così assetato di gioia. E questo segreto Don Bosco ha voluto comunicarlo con insistenza a ragazzi, confratelli, laici impegnati nella comune missione, tanto da farlo diventare una caratteristica portante della spiritualità salesiana. Tale caratteristica viene fortemente ribadita dall’articolo 17 delle Costituzioni Salesiane, che si intitola Ottimismo e gioia. Esso recita così:

17. Il salesiano non si lascia scoraggiare dalle difficoltà, perché ha piena fiducia nel Padre: «Niente ti turbi», diceva Don Bosco. Ispirandosi all’umanesimo di san Francesco di Sales, crede nelle risorse naturali e soprannaturali dell’uomo, pur non ignorandone la debolezza. Coglie i valori del mondo e rifiuta di gemere sul proprio tempo: ritiene tutto ciò che è buono, specie se gradito ai giovani. Poiché annuncia la Buona Novella, è sempre lieto. Diffonde questa gioia e sa educare alla letizia della vita cristiana e al senso della festa: «Serviamo il Signore in santa allegria».

L’articolo 17 è chiaramente diretto ai salesiani consacrati, ma penso sia legittimo estenderne i destinatari a tutti coloro che lavorano e si riconoscono nel nome di Don Bosco. Non è un caso infatti che nella Carta d’Identità della Famiglia Salesiana, l’articolo 33 si intitoli: Ottimismo e gioia nella speranza. E che tale articolo risulti in qualche modo la ripresa e l’estensione dell’art. 17 delle Costituzioni salesiane.

Si legge tra l’altro nell’articolo 33: La gioia che proviamo quaggiù è un dono pasquale, anticipo della gioia piena di cui godremo nell’eternità. Don Bosco ha intercettato il desiderio di felicità presente nei giovani e ha declinato la loro gioia di vivere nei linguaggi dell’allegria, del cortile e della festa; ma non ha mai cessato di indicare Dio quale fonte della gioia vera. E più avanti: Alla scuola di Don Bosco l’appartenente alla Famiglia Salesiana coltiva dentro di sé alcuni atteggiamenti che favoriscono la gioia e la comunicano agli altri. 1. La fiducia nella vittoria del bene /…/. 2. L’apprezzamento dei valori umani /…/. 3. L’educazione alle gioie quotidiane…

Nonostante le difficoltà e le sofferenze che il quotidiano ci può riservare, non c’è dubbio che il nostro cuore nel profondo continui a desiderare la gioia; e vale lo stesso, certamente, per il cuore dei giovani. Sappiamo che solo il Signore Gesù può soddisfare la nostra sete di gioia e di infinito. Vi auguro perciò di vivere il tempo di Avvento come ricerca gioiosa del Signore, una ricerca costellata da piccole o grandi sorsate di gioia, attinte dal quotidiano; prima di giungere nuovamente alla celebrazione della pienezza sorgiva di Cristo, che si rivela nel mistero dell’Incarnazione.

Buon tempo di Avvento!

Con affetto in Don Bosco,
Don Leonardo Mancini
Ispettore ICP

Secondo incontro GxG: un weekend per riscoprire la Chiesa con il cuore

Durante il weekend del 22 e 23 Novembre un centinaio di giovani, provenienti da diverse realtà del territorio, si sono ritrovati a Valdocco per il secondo incontro dei Gruppi Ricerca GxG.

Tema del finesettimana “La Parola e i sacramenti come luoghi di crescita nel rapporto con Dio nella Chiesa: più cresce il mio rapporto con Dio più sento la Chiesa“.

Giorni intensi, fatti di esperienze, riflessioni e condivisione, incentrati sulla domanda:

Sono nella Chiesa in base alla profondità della mia vita cristiana: ci posso essere con il cuore o solo con il corpo?

Sabato: esperienze locali e relazioni che costruiscono

La giornata di sabato ha visto i ragazzi divisi per vivere due esperienze complementari:

  • I ragazzi si sono recati alla casa salesiana del Michele Rua, dove hanno incontrato la comunità locale per comprendere come ci si prende cura della Chiesa nella quotidianità.
  • Le ragazze, rimaste a Valdocco presso la sede delle Figlie di Maria Ausiliatrice, hanno partecipato a un percorso a tappe attraverso quattro stand tematici, ciascuno dedicato a una dimensione delle relazioni che aiutano a costruire la propria relazione con Cristo.

La serata ha riunito tutti i partecipanti per un gioco comunitario alle 21.00, seguito da una veglia di preghiera alle 22.00, prima del meritato riposo.

Domenica: sacramenti e appartenenza

Il giorno seguente, i giovani si sono ritrovati tutti insieme alla sede delle FMA per approfondire il senso di appartenenza alla Chiesa attraverso i sacramenti. Anche qui, il percorso si è articolato in quattro stand, animati dai novizi salesiani, che hanno accompagnato i ragazzi in una riflessione viva e coinvolgente.

La Santa Messa delle 12.00 ha rappresentato il culmine spirituale del weekend, seguita da un pranzo comunitario che ha chiuso l’incontro in un clima di gioia e fraternità.

Questo secondo appuntamento dei GxG ha confermato quanto sia prezioso offrire ai giovani spazi di ricerca autentica, dove la fede si intreccia con la vita, le relazioni e il desiderio di costruire una Chiesa vissuta con il cuore.

Savio Club al Colle Don Bosco: due giornate di gioia e spiritualità

Il 15 e 16 novembre 2025 il Colle Don Bosco ha accolto con entusiasmo il ritorno dei Savio Club, l’appuntamento dedicato ai ragazzi dalla prima alla terza media per scoprire e vivere il segreto della santità di Domenico Savio.

Sono stati due giorni intensi e ricchi di esperienze, che hanno visto la partecipazione di numerosi gruppi provenienti da diverse realtà del Piemonte e della Valle d’Aosta.

Il filo conduttore è stato l’invito di Domenico Savio: Domenico Savio viveva così, e noi?. Una domanda che ha accompagnato i ragazzi nelle attività, stimolandoli a riconoscere Dio come compagno di vita e a mettersi in gioco con coraggio e gioia.

La giornata si è aperta con gli arrivi alle 9.30 e l’inizio delle attività poco dopo, tra dinamiche di gruppo e spazi di riflessione. Nel pomeriggio, il momento centrale è stato la celebrazione della Santa Messa alle 16.00, vissuta con grande partecipazione e raccoglimento. La conclusione alle 17.00 ha lasciato nei ragazzi il desiderio di portare a casa non solo ricordi, ma anche impegni concreti per la loro crescita spirituale.

Il clima di festa, la disponibilità degli animatori e l’accoglienza del Colle Don Bosco hanno reso queste giornate un’occasione preziosa per crescere insieme, rafforzando il legame tra fede, amicizia e gioco.

156° Mandato missionario nel 150° anniversario della Prima Spedizione Missionaria Salesiana

Da infoANS.

***

Nel pomeriggio di martedì 11 novembre 2025, nella Basilica di Maria Ausiliatrice a Valdocco, cuore pulsante del carisma di Don Bosco, si è svolta la celebrazione del mandato missionario dei Salesiani di Don Bosco (SDB) e delle Figlie di Maria Ausiliatrice (FMA), in occasione del 150° anniversario della Prima Spedizione Missionaria Salesiana.

La celebrazione eucaristica, presieduta dal Rettor Maggiore, Don Fabio Attard, e concelebrata da vari consiglieri generali, numerosi missionari, Ispettori e Delegati Ispettoriali per l’Animazione Missionaria (DIAM), ha visto anche la presenza della Superiora Generale delle Figlie di Maria Ausiliatrice, Madre  Chiara Cazzuola, accompagnata da alcune delle sue Consigliere e una rapppresentanza di suore FMA, segno di una comunione viva e missionaria tra le due famiglie religiose.

Un ricordo che diventa missione

Nella sua introduzione alla celebrazione, don Michele Viviano, Rettore della Basilica, ha rievocato con emozione la sera dell’11 novembre 1875, quando Don Bosco salutò i primi dieci missionari in partenza per l’Argentina: “Chi sa che questa partenza e questo poco non siano come un seme da cui abbia a sorgere una grande pianta?”, diceva Don Bosco tra le lacrime e la speranza.

Oggi, dopo 150 anni – ha proseguito don Viviano – vogliamo ringraziare, ripensare e rilanciare”:

  • Ringraziare per i 10.700 missionari che, in questo secolo e mezzo, hanno portato il carisma salesiano in 137 Paesi del mondo;
  • Ripensare la missione in contesti multireligiosi e secolarizzati;
  • Rilanciare uno zelo missionario rinnovato, vicino ai giovani poveri e a chi ha perso il senso della vita.

“E come allora — ha concluso — anche oggi risuona l’‘inde gloria mea’: da qui la mia gloria! — la gloria di Maria Ausiliatrice, la gloria di Dio, la gloria di Don Bosco e delle sue Congregazioni”.

“Siamo servi inutili”: l’invito del Vangelo a radicarsi in Cristo

Nell’omelia, ispirata al Vangelo di Luca 17, 7‑10 (“Siamo servi inutili, abbiamo fatto quanto dovevamo fare”), Don Attard ha collegato quel momento di 150 anni fa al mandato di oggi, offrendo tre chiavi di lettura spirituale:

  1. La centralità di Cristo – “Don Bosco non inviava funzionari o amministratori, ma apostoli. Tutto nasce e trova senso solo in Cristo: senza di Lui non possiamo fare nulla, ma con Lui possiamo tutto”
  2. La Fedeltà al carisma – “Conoscere Don Bosco e viverne lo spirito significa lasciarsi plasmare dall’amore educativo, dalla fraternità e dall’allegria evangelica che rendono credibile la missione”.
  3. Servizio ai poveri – “Servire i poveri significa scegliere la povertà evangelica come via di libertà e autenticità; solo una comunità povera e sobria diventa Vangelo vivo”

Ha poi concluso: “Il Signore ci doni la forza del suo Spirito perché, come Don Bosco, viviamo e trasmettiamo la bellezza del Vangelo, radicati in Cristo, fedeli al carisma e servi dei poveri”.

Consegne delle croci missionarie

Dopo l’omelia, il Consigliere Generale per le Missioni, don Jorge Crisafulli, si è avvicinato all’ambone per proclamare i nomi dei nuovi missionari SDB della 156ª spedizione SDB. Uno dopo l’altro, ciascun missionario si è alzato, ha pronunciato con emozione il suo “Eccomi!”, e si è avvicinato all’altare.

Subito dopo, la Consigliera Generale per le Missioni delle FMA, suor Ruth del Pilar Mora Velazco, ha letto i nomi delle nuove missionarie FMA della 148ª spedizione SDB, anch’esse salutate da un corale “Eccomi!” di fiducia e disponibilità.

Il momento più toccante è stato quello della consegna delle croci missionarie: il Rettor Maggiore ha posto al collo dei Salesiani partenti la croce missionaria, mentre la Madre Generale, Madre Chiara Cazzuola, ha posto al collo delle Figlie di Maria Ausiliatrice la croce missionaria, segno di unità nella stessa chiamata missionaria e nella consacrazione ad vitam.

I missionari SDB della 156ª spedizione

Tra le nuove destinazioni figurano Bangladesh, Mozambico, Brasile, Mongolia, Grecia, Turchia, Romania, Thailandia e altri Paesi. Accanto a loro, hanno rinnovato il mandato alcuni missionari di precedenti spedizioni, già operanti in diverse regioni del mondo.

Le missionarie FMA della 148ª spedizione

Provenienti da Vietnam, India, Corea del Sud e Italia, le nuove missionarie FMA partono per le comunità che le attendono in vari continenti, per essere segno di consolazione, fiducia e speranza evangelica tra i giovani.

Un mandato nel segno della gratitudine

La celebrazione si è conclusa con un sentito ringraziamento pronunciato da uno dei missionari a nome di tutti i partenti, che ha espresso gratitudine al Signore, alla Famiglia Salesiana e a coloro che accompagnano e sostengono la missione con la preghiera.

Al termine della Messa, i nuovi missionari SDB e FMA, insieme ai superiori, si sono recati in silenzio e preghiera adavanti alla tomba di Don Bosco, per affidargli la loro missione e chiedere la sua paterna benedizione. Lì, tra raccoglimento e canti, hanno elevato una breve preghiera per i giovani che li attendono in ogni parte del mondo e per tutti i missionari salesiani che li hanno preceduti. Il gesto si è concluso con una foto di gruppo, segno di comunione e continuità nella storia missionaria iniziata 150 anni fa proprio da quella stessa casa.

Davanti all’altare  di Maria Ausiliatrice e alla tomba di Don Bosco, Valdocco ha rinnovato ancora una volta il suo “sì” alla missione: un mandato che, da 150 anni, continua a far fiorire nel mondo la speranza evangelica e il sogno salesiano di essere “segni e portatori dell’amore di Dio ai giovani”.

Tornarono pieni di gioia: il cammino inizia dal Battesimo

La sera del 13 novembre, la Chiesa di Gesù Adolescente di Torino si è riempita di volti giovani e di attese. È iniziato così il nuovo itinerario spirituale Tornarono pieni di gioia, un percorso di collaborazione tra gli Uffici di Pastorale Giovanile della Diocesi di Torino, i Salesiani e le Figlie di Maria Ausiliatrice che vuole accompagnare i ragazzi lungo le tappe della vita di Gesù narrate da Luca.

Il primo incontro, guidato da don Giorgio Garrone, ha avuto come tema il Battesimo – Pregare da figli. Non una lezione, ma un invito: riscoprire la bellezza di sentirsi figli amati, chiamati a un dialogo semplice e confidente con il Padre.

Un cammino che continua

Questo è stato solo il primo passo di un percorso che ci accompagnerà fino alla primavera, prossima tappa il 18 dicembre con Gesù nella sinagoga di Nazareth – La Parola che si compie con suor Sara Perini.