Buonanotte Missionaria Febbraio 2023 – Don Adolphe-Marie Akpoué, Sdb

La Buonanotte Missionaria: un’esperienza concreta in terra di missione per riflettere!

Per questo mese di febbraio, l’esperienza di Don Adolphe-Marie Akpoué, originario del Benin, missionario per 15 anni in Togo e ora chiamato a Valdocco, nella Comunità “Maria Ausiliatrice” a servizio dell’animazione dei luoghi salesiani. Un esempio di vocazione salesiana e devozione ai giovani.

 

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Cari confratelli e cari amici,

Sono don Adolphe-Marie Akpoué, salesiano di Don Bosco dal 16 agosto 1988. Originario del Benin, ho prestato il mio servizio per 15 anni in Togo e ora, chiamato dal Superiore, mi trovo dal 30 agosto 2022 a Valdocco, culla del carisma salesiano nella Comunità “Maria Ausiliatrice” per continuare a vivere con gioia e passione la mia vocazione salesiana. È una grazia.

La mia buona notte verterà sulla mia vocazione salesiana e sulla mia esperienza missionaria in Togo. La condivido con fiducia e ringrazio l’equipe di Animazione Missionaria di questa opportunità.

 

La vocazione salesiana

Innanzitutto devo dire che ho avuto fin da bambino il desiderio di andare al seminario minore per diventare sacerdote, ma i miei genitori si opposero. Sono allora cresciuto con l’idea di essere un buon cristiano, facendo un matrimonio religioso prima di vivere con mia moglie e avere figli. Già quest’idea è stata fortemente osteggiata dal contesto socio-culturale, ma in fondo non ho mai smarrito il desiderio di diventare sacerdote.

Nel 1983, mia madre, per motivi di lavoro, fu assegnata a Comé, dove i Salesiani erano già arrivati dall’ispettoria di Bilbao dal 1980 in seguito all’appello del “Progetto-Africa” lanciato da don Viganò. Avevo allora diciassette anni. Essendo già militante di Azione Cattolica per l’Infanzia, mi sono presentato in parrocchia ai missionari spagnoli (non sapevo che fossero salesiani, e non me l’avevano mai detto neanche loro) per continuare il mio impegno apostolico. Sono stato ben accolto dal missionario che si occupa dei giovani. Lui mi ha incoraggiato a continuare a vivere il mio impegno apostolico nella casa di Comé. È stato vivendo questo servizio e vedendo il loro esempio e la loro costante presenza tra i giovani della parrocchia, che mi è tornata in mente l’idea della totale consacrazione al Signore.

Sentivo forte in me il desiderio di donarmi totalmente a Dio. L’aggettivo “totale” è forse quello che meglio descrive il mio desiderio di diventare sacerdote. Ciò nonostante però, allo stesso tempo, stavo valutando altre carriere per la difesa dei diritti dei più poveri (avvocato, lotta alla corruzione, tassista dopo il diploma di maturità per difendere dal di dentro i diritti degli autisti vittime di continui soprusi). “Essere onesto? Tu sei matto.. ti uccideranno” – mi dicevano. Ogni tanto a casa i miei genitori mi dicevano: “Come ti comporti? Cosa fai? Guarda che non vogliamo che tu un domani faccia il prete”. Quando li sentivo parlare così, riuscivo solo a sorridere, ma nel mio cuore una voce mi diceva che le altre carriere che stavo considerando erano interessanti, ma che ero chiamato a dare tutta la mia vita al Signore.

Un giorno, senza dire nulla a casa e spinto da una forza interiore, sono andato in parrocchia e ho comunicato a padre Juan Carlos Ingunza la mia intenzione di diventare sacerdote e di fare come loro (non conoscevo la parola “salesiano”). Mi ha chiesto cosa intendessi dire con “fare come loro”. Allora gli ho detto: “quando diventerò sacerdote, mi prenderò cura dei bambini e dei giovani come fate voi”. E lui mi ha detto “cioè diventare salesiano, entrare nella nostra Congregazione”. “Allora posso entrare nella vostra congregazione?”, chiesi.  “Sì, visto che dici di voler fare come noi prendendoti cura dei bambini e dei giovani”. “In questo caso, come diventare salesiano?”. Allora padre Juan mi ha spiegato la specificità della vita religiosa richiamando specialmente la mia attenzione sulle implicazioni del voto di povertà che i sacerdoti diocesani non fanno. Mi ha fatto capire la radicalità di vita che comporta la mia scelta. Gli ho detto che era esattamente così che intendevo vivere la mia vocazione.

Tornato a casa, ho informato mia madre di ciò che temeva: “Vado a farmi prete e mi unisco alla congregazione dei missionari che sono in parrocchia, cioè vado a fare il salesiano”. Questa notizia fu accolta dalla mia famiglia come una pugnalata alle spalle. “Ma ti abbiamo detto di no”, disse mia madre. “Mamma, è quello che sento e non ho resistito alla voce che ho sentito e mi ha fatto andare a dirlo ai missionari”.

C’era una forte opposizione alla mia scelta. Diversi membri della famiglia e conoscenti, informati della cosa, hanno cercato di dissuadermi. Mi è stato persino offerto di diventare sacerdote diocesano, pur di non essere salesiano. Ho insistito e ho tenuto duro. Mia madre trovava difficile sopportare che andassi via di casa. Ha pianto quel giorno. Ho iniziato il cammino a Parakou (Benin), poi a Lomé (Togo) e il 16 agosto 1988 ho emesso la mia prima professione religiosa cui è seguita nel 1995 quella perpetua.

Essendo aspirante al sacerdozio, ho studiato Teologia a Lubumbashi (Repubblica Democratica del Congo) e il 2 agosto 1997 sono stato ordinato sacerdote insieme ad altri due salesiani beninesi. Abbiamo aperto la strada ad altri giovani per seguire Cristo sulle orme di Don Bosco.

 

Missionare in Togo nell’ex Provincia dell’Africa occidentale francofona

Innanzitutto devo dire che ho avuto fin da bambino il desiderio di andare al seminario minore per diventare sacerdote, ma i miei genitori si opposero. Sono allora cresciuto con l’idea di essere un buon cristiano, facendo un matrimonio religioso prima di vivere con mia moglie e avere figli. Già quest’idea è stata fortemente osteggiata dal contesto socio-culturale, ma in fondo non ho mai smarrito il desiderio di diventare sacerdote.

Nel 1983, mia madre, per motivi di lavoro, fu assegnata a Comé, dove i Salesiani erano già arrivati dall’ispettoria di Bilbao dal 1980 in seguito all’appello del “Progetto-Africa” lanciato da don Viganò. Avevo allora diciassette anni. Essendo già militante di Azione Cattolica per l’Infanzia, mi sono presentato in parrocchia ai missionari spagnoli (non sapevo che fossero salesiani, e non me l’avevano mai detto neanche loro) per continuare il mio impegno apostolico. Sono stato ben accolto dal missionario che si occupa dei giovani. Lui mi ha incoraggiato a continuare a vivere il mio impegno apostolico nella casa di Comé. È stato vivendo questo servizio e vedendo il loro esempio e la loro costante presenza tra i giovani della parrocchia, che mi è tornata in mente l’idea della totale consacrazione al Signore.

Sentivo forte in me il desiderio di donarmi totalmente a Dio. L’aggettivo “totale” è forse quello che meglio descrive il mio desiderio di diventare sacerdote. Ciò nonostante però, allo stesso tempo, stavo valutando altre carriere per la difesa dei diritti dei più poveri (avvocato, lotta alla corruzione, tassista dopo il diploma di maturità per difendere dal di dentro i diritti degli autisti vittime di continui soprusi). “Essere onesto? Tu sei matto.. ti uccideranno” – mi dicevano. Ogni tanto a casa i miei genitori mi dicevano: “Come ti comporti? Cosa fai? Guarda che non vogliamo che tu un domani faccia il prete”. Quando li sentivo parlare così, riuscivo solo a sorridere, ma nel mio cuore una voce mi diceva che le altre carriere che stavo considerando erano interessanti, ma che ero chiamato a dare tutta la mia vita al Signore.

Un giorno, senza dire nulla a casa e spinto da una forza interiore, sono andato in parrocchia e ho comunicato a padre Juan Carlos Ingunza la mia intenzione di diventare sacerdote e di fare come loro (non conoscevo la parola “salesiano”). Mi ha chiesto cosa intendessi dire con “fare come loro”. Allora gli ho detto: “quando diventerò sacerdote, mi prenderò cura dei bambini e dei giovani come fate voi”. E lui mi ha detto “cioè diventare salesiano, entrare nella nostra Congregazione”. “Allora posso entrare nella vostra congregazione?”, chiesi.  “Sì, visto che dici di voler fare come noi prendendoti cura dei bambini e dei giovani”. “In questo caso, come diventare salesiano?”. Allora padre Juan mi ha spiegato la specificità della vita religiosa richiamando specialmente la mia attenzione sulle implicazioni del voto di povertà che i sacerdoti diocesani non fanno. Mi ha fatto capire la radicalità di vita che comporta la mia scelta. Gli ho detto che era esattamente così che intendevo vivere la mia vocazione.

Tornato a casa, ho informato mia madre di ciò che temeva: “Vado a farmi prete e mi unisco alla congregazione dei missionari che sono in parrocchia, cioè vado a fare il salesiano”. Questa notizia fu accolta dalla mia famiglia come una pugnalata alle spalle. “Ma ti abbiamo detto di no”, disse mia madre. “Mamma, è quello che sento e non ho resistito alla voce che ho sentito e mi ha fatto andare a dirlo ai missionari”.

C’era una forte opposizione alla mia scelta. Diversi membri della famiglia e conoscenti, informati della cosa, hanno cercato di dissuadermi. Mi è stato persino offerto di diventare sacerdote diocesano, pur di non essere salesiano. Ho insistito e ho tenuto duro. Mia madre trovava difficile sopportare che andassi via di casa. Ha pianto quel giorno. Ho iniziato il cammino a Parakou (Benin), poi a Lomé (Togo) e il 16 agosto 1988 ho emesso la mia prima professione religiosa cui è seguita nel 1995 quella perpetua.

Essendo aspirante al sacerdozio, ho studiato Teologia a Lubumbashi (Repubblica Democratica del Congo) e il 2 agosto 1997 sono stato ordinato sacerdote insieme ad altri due salesiani beninesi. Abbiamo aperto la strada ad altri giovani per seguire Cristo sulle orme di Don Bosco.

 

Terzo incontro del percorso Buoni Cristiani e Onesti Cittadini

Dopo il secondo incontro, “Profezia di un’economia umana”, il 21 e il 22 gennaio 2023 si è svolto il weekend conclusivo del primo anno di “Buoni cristiani e onesti cittadini” per vivere, ascoltare, conoscere e sperimentare “Un’esperienza di comunità”.

Il luogo del ritrovo è stato in Via Giolitti, presso l’Emporio dei Magazzini Oz dove ci ha accolti la presidente, Enrica Baricco.

Casa Oz è

“prima di tutto una casa che accoglie i bambini e le famiglie che incontrano la malattia”. Magazzini Oz è un’impresa sociale “che operando nel settore della ristorazione e della vendita, s’impegna, sin dalla loro apertura, nella formazione e nell’inserimento al lavoro di persone diversamente abili e persone in condizione di svantaggio rispetto alla propria collocazione professionale”.

Magazzini Oz è il luogo dove i ragazzi già accolti in Casa Oz possono realizzare il desiderio e il diritto di pensare e imparare come avvicinarsi al mondo del lavoro per sentirsi come tutti gli altri.

Alla visita, ha fatto seguito un incontro e un confronto ricco e approfondito presso la Casa Ispettoriale delle Figlie di Maria Ausiliatrice: Enrica Baricco, Marco Canta, vicepresidente di Casa Oz e Luca Marin, presidente della cooperativa sociale MagazziniOz, hanno raccontato l’origine del progetto illustrandone la missione e la vision e soffermandosi sul modello imprenditoriale ed etico che caratterizza la loro impresa sociale. Numeri, bilanci, dati di attività, ma soprattutto le storie dei dipendenti, con e senza disabilità, intrecciate in un unico racconto che testimonia come sia possibile “stare in piedi come azienda” assicurandone la sostenibilità e la funzione sociale.

I giovani sono stati coinvolti e sollecitati nel loro essere changemakers: possono essere, devono essere la voce del cambiamento, che crea relazioni, che sensibilizza e crede in un’economia capace di prendersi cura del bene comune e di rivoluzionare laddove c’è bisogno di un cambiamento. 

Dopo un break coffee, i giovani hanno accolto la Vicesindaca Michela Favaro. L’incontro con un amministratore della res publica ha permesso ai giovani presenti di confrontarsi con chi ogni giorno compie scelte, spesso complesse, con l’obiettivo di rispondere ai bisogni dei cittadini.

Michela Favaro nel racconto del suo percorso professionale e politico, ha invitato i giovani presenti a chiedersi e cercare di comprendere come funzionano le istituzioni democratiche sul territorio, ad avere un sguardo attento e consapevole sempre guidati dalla ricerca del bene comune. Per fare buona politica e svolgere quella che è “la più alta forma di carità”, è fondamentale essere guidati da principi forti e radicati.

Guidati dalla Vicesindaca, i ragazzi hanno provato a cimentarsi nell’analisi di un caso di gestione di beni immobili e gestione di servizi della Città toccando con mano che ogni scelta richiede sempre l’ascolto di tutte le parti coinvolte e il coraggio nel pensare a soluzioni innovative capaci, talvolta, di stravolgere i paradigmi a cui siamo abituati. 

La giornata del sabato si é conclusa con una serata in fraternità condivisa con l’equipe e i giovani del percorso dell’Animazione Missionaria.

Dopo la cena con pizza, acquistata presso la cooperativa “Zerografica” che opera nel carcere di Torino, e un momento di festa in allegria, i giovani accompagnati da Don Marco Cazzato e da don Luigi Bacchin hanno fatto visita alla tipografia di Valdocco

In questo luogo, i giovani hanno potuto riflettere sulla grazia di unità nella quale viveva Don bosco: azione e contemplazione. Un fare con slancio “imprenditoriale” attento all’integrità della persona che non perde mai di vista l’obiettivo, ovvero la salvezza delle anime. 

La giornata si è conclusa con la veglia missionaria nella quale i giovani hanno affidato il proprio coraggio ed entusiasmo nell’essere missionari oggi.

Nella giornata successiva, un ultimo tema, necessario per concludere il cammino iniziato: finanza e umanità. Per avere nuovi e necessari strumenti di lettura di questo binomio, tema trasversale affrontato anche durante le giornate dell’Economy of Francesco ad Assisi, i giovani hanno potuto ascoltare e confrontarsi con Andrea Limone, presidente di PerMicro.

Dopo aver illustrato la mission di PerMicro “generare impatto sociale sui territori dove opera, attraverso la creazione di nuovi posti di lavoro e attraverso l’inclusione sociale,economica e finanziaria”, Andrea Limone ha sollecitato i ragazzi a riflettere sul mondo della finanza e su come le scelte e gli atteggiamenti di ciascuno laddove sono e/o saranno, possono incidere nella costruzione di un pezzettino di bene a favore delle persone più fragili. Le storie di persone incontrate, siano esse famiglie o persone con una buona idea imprenditoriale, hanno reso ancora più efficace e reale la testimonianza di Andrea Limone che ha terminato il suo intervento assicurando che si può essere segno di risurrezione in ogni luogo di lavoro. Prima di salutare i giovani, ha lasciato una domanda: Come sono o sarò Cristiano nel mio lavoro?”.

Papa Francesco nella sua lettera di invito nel marzo del 2019 ha ricordato ai giovani:

“Le vostre università, le vostre imprese, le vostre organizzazioni sono cantieri di speranza per costruire altri modi di intendere l’economia e il progresso, per combattere la cultura dello scarto, per dare voce a chi non ne ha, per proporre nuovi stili di vita”

Per questo il cammino non finisce qui! L’equipe ha lanciato una proposta: diamo spazio e tempo ai semi in attesa dei frutti che porterà  questo cammino perché la realtà  possa  superare davvero l’idea. I giovani sono stati invitati a dare la disponibilità per incontrarsi e dare continuità a un processo iniziato con Buoni Cristiani e Onesti cittadini, che trova radici nel cammino di ciascuno dei giovani e nel loro “sì” a un cammino di cambiamento.

L’incontro si è concluso nella Chiesa di San Francesco di Sales con la Santa Messa presieduta da Don Fabio Mamino.

AM: Quarto incontro del Percorso Nel Cuore del Mondo

Sabato 21 e domenica 22 gennaio 2023, presso la casa delle Figlie di Maria Ausiliatrice e la Comunità Proposta di Valdocco, si è svolto il quarto incontro del Percorso nel Cuore del Mondo.

Il tema dell’incontro è stato La spiritualità giovanile salesiana missionaria, che si declina attraverso i 5 Pilastri (quotidianità, gioia, amicizia con Gesù, Chiesa e Maria e servizio), dai quali i ragazzi si sono lasciati provocare. Questa spiritualità affonda le sue radici nel Sogno dei Nove anni e trova pieno compimento nel sogno missionario di Don Bosco, che, ancora oggi, invitano ciascuno a ricercare il colore del proprio carisma e viverlo nella quotidianità.

“Vivo la gioia e il servizio come un’unica energia interiore che mi spinge a riconoscere l’amore di Dio e verso Dio nell’amore degli altri e verso gli altri. Chi vuole fare esperienza di Dio deve fate prima esperienza dell’uomo.”

Per rispondere alla domanda: “Come nasce una vocazione missionaria?” hanno dato la loro preziosa testimonianza di missionari salesiani suor Silvia Melandri,  missionaria in Benin, e don Gianni Rolandi, missionario in Kenia. Dalle loro parole i ragazzi hanno appreso che la vocazione missionaria, come qualunque altra vocazione, è prima di tutto un dono di Dio e sta dunque a noi scoprirla, mettendoci in ascolto del nostro cuore e facendoci accompagnare nel cammino di discernimento, certi che Dio desidera la nostra felicità.

I ragazzi hanno vissuto dei momenti significativi e profondi di condivisione tra loro e con i partecipanti al percorso Buoni Cristiani e Onesti Cittadini: la cena del sabato, momenti di gioco nel dopocena, la visita della Tipografia Storica Salesiana, l’adorazione e la messa della domenica mattina.

Un weekend intenso, di scoperta e condivisione che testimonia la voglia dei giovani di vivere consapevolmente il loro presente e compiere scelte coraggiose.

“Dio ci può salvare solo nel presente: comunica al massimo dell’intensità quando siamo presenti, a noi stessi, agli altri, a Lui.”

AM – Incontro “Sulle rotte del Mondo”

Il 19 gennaio 2023 si è svolto l’aperitivo “Sulle rotte del Mondo – arrivi e partenze” presso la sede dell’O.A.S.I. in via Gorizia 116 a Torino.

Organizzato dal Centro Missionario Diocesano e da Missioni della Consolata, hanno partecipato anche altre realtà come la parrocchia di Moncalieri e alcuni partiti del percorso Nel Cuore del Mondo 2022-2023.

L’incontro è stato pensato per far incontrare i giovani della diocesi che hanno vissuto un’esperienza missionaria con coloro che hanno espresso il desiderio di partire per confrontarsi, ascoltare, elaborare nuove prospettive e ringraziare con l’aiuto di alcune domande.

Tra gli spunti di riflessione analizzati: quali testimonianze hanno suscitato in loro la voglia di partire, con quale desiderio si è partiti o con cui si vorrebbe partire e che cosa si stava, o si sta, cercando.

La vita di persone che hanno scelto di donarsi mi ha fatto desiderare una vita tutta per Dio e per gli altri.

La serata si è conclusa con un momento di preghiera guidata da Don Alessio Toniolo, parroco di Ciriè, seguita dalla consegna ad ogni partecipante di un bicchiere con dei semi e una poesia sulla semina per ricordare di conltivare i propri sogni.

Missione vuol dire imparare a fidarsi di Dio cercando gli uomini rispondere alla vocazione alla vita a cui tutti siamo chiamati.

E Se La Fede: puntata di “In Cammino” dedicata al progetto – Tv2000

Il programma tv “In Cammino“, in onda dal lunedì al venerdì alle 19.30 su Tv 2000 (canale 28 del d.t.) ha dedicato nella giornata di mercoledì 18 gennaio un lungo spazio al progetto E Se La Fede Avesse Ragione?, ospitando in studio don Luca Ramello, direttore dell’Ufficio per la Pastorale della Diocesi di Torino, e in collegamento suor Carmela Busia, FMA Delegata per la Pastorale Giovanile.

Durante il programma anche testimonianze dei giovani e un intervento di don Alberto Goia, Delegato per la Pastorale Giovanile SDB.

Savio Club al Colle Don Bosco: 25 febbraio 2023

Il 25 febbraio 2023 i ragazzi dalla prima alla terza media avranno la possibilità di partecipare ai Savio Club al Colle Don Bosco.

Due giorni, uno a scelta in base all’esigenza del gruppo, rivolti ai ragazzi e le ragazze che desiderano mettere in gioco la “propria stoffa” e crescere nella scelta di Dio come fedele compagno della propria vita, seguendo i preziosi consigli di Domenico Savio verso la santità.

Domenico Savio viveva così, e noi?

Per l’occasione è stata creata una landing page dedicata e lanciata una sfida: il DS Mood – Una vita a Colori, lo stile di Domenico Savio. La vita da soli perde il sapore, è insieme a qualcuno che acquista colore e diventa una splendida avventura: il vero segreto del DS Mood è l’allegria!

Programma

  • 9.30 – arrivi
  • 10.00 – inizio
  • 16.00 – S. Messa
  • 17.00 – termine

Il costo per la giornata è di 5 euro, comprensivo di utilizzo ambienti e merenda. Da portare il pranzo al sacco, una penna per scrivere e abbigliamento adatto al gioco.

Per info:

 

AM – Quarto incontro del percorso nel Cuore del Mondo

Nel weekend tra il 21 e 22 gennaio avrà luogo, al Colle don Bosco, il quarto incontro del Percorso nel Cuore del Mondo. Mediante l’intervento di alcuni esperti e la visita dei luoghi nativi di don Bosco, sarà proposto un’approfondimento sul tema della “spiritualità giovanile missionaria salesiana”: un modo specifico di vivere il Vangelo seguendo il carisma donato a san Giovanni Bosco.

Presto disponibile anche il programma della due giorni.

Capodanno 2022 AM ad Oulx

“Oggi ho percepito che l’incontro col povero è un po’ come la preghiera: permette di fare uno zoom out dai propri problemi per mettere al centro Dio e gli altri.”

– Lorenzo

Con questo spirito circa 30 giovani del Movimento Giovanile Salesiano hanno deciso di concludere il 2022 in un modo diverso dal solito: mettendosi in ascolto e a servizio presso il Rifugio Fraternità Massi di Oulx. Il rifugio, operativo dal 2017 è gestito da don Luigi Chiampo insieme a 10 operatori e 200 volontari. È nato in risposta allo spostamento del flusso migratorio da Ventimiglia alla Valle di Susa e offre ospitalità a tutti coloro che cercano di passare in Francia.

Ecco il racconto di questa esperienza grazie alle parole di Giulia, volontaria missionaria ed animatrice dell’MGS.

Durante la mattinata abbiamo ascoltato la testimonianza di don Chiampo, che ha raccontato come il rifugio sia un luogo di passaggio, tanto che si contano circa 15000 persone solo quest’anno. Questo ci ha aperto gli occhi su una realtà, quella migratoria, che spesso vediamo distorta: si sente sempre parlare di ingressi in Italia, mai di uscite, eppure solo il 2% di chi arriva in Italia poi vi si ferma.

La peculiarità di questo rifugio è l’aver coinvolto il territorio: don Chiampo non è un prete impallinato che opera da solo, ma c’è un forte coinvolgimento delle autorità, della croce rossa, del soccorso alpino, di altre associazioni sanitarie che cuciono intorno al rifugio una rete avente l’obiettivo di vedere il migrante anzitutto come persona, come fratello. Il passaggio che queste persone compiono è molto impervio: passa oltre i 2000 metri, lontano dalle vie principali che non sono aperte per loro.

Sulla statale, poco prima di arrivare a Oulx, c’è una scritta: “la frontiera uccide”. Il rifugio Massi si impegna a dare un pasto caldo, la possibilità di ricevere cure mediche se necessarie, di fare la doccia e di dormire una notte al chiuso. Si crea quindi un luogo di ristoro, ma anche di incontro di culture e storie diverse: chi arriva dalla rotta africana e chi dalla rotta balcanica, uomini soli, famiglie, giovani di tante nazionalità diverse. Chiediamo se ci sono stati problemi, ci rispondono con una semplicità disarmante che sì, a volte è faticoso, ma che i problemi si perdono in tutto il bene che c’è e che si fa tra quelle mura.

Insieme a don Luigi c’è uno degli operatori, albanese arrivato in Italia all’inizio degli anni 90, che ci racconta la sua storia, una storia di accoglienza ricevuta e ridonata, in piena gratuità.

“Non è tanto la questione dell’emergenza, quella rimane, quello che cambia e se tu sei pronto o no a dare una risposta all’emergenza.”

– don Chiampo

Dopo pranzo abbiamo avuto la possibilità di metterci al lavoro pulendo le camere che quella notte avrebbero ospitato chiunque fosse arrivato. Al rifugio infatti non ci sono orari, la porta si apre in qualsiasi momento, tanto che anche nella nostra breve permanenza sentiamo qualche volta il campanello suonare. Non sono mancati poi i momenti di scambio e condivisione nella sala comune del rifugio, sia tra noi che con alcuni ragazzi che erano lì in quel momento e che poi sono partiti a fine giornata diretti a Claviere, da dove avrebbero cercato di passare in Francia la notte di Capodanno. Sulle pareti è pieno di fogli: alcuni sono disegni dei bambini, altri di chi voleva lasciare un’impronta del suo passaggio e della storia del suo viaggio, altri ancora contengono in moltissime lingue informazioni su dove andare una volta passato il confine.

“Aiutare gli altri non è altro che vivere il comandamento dell’amore. Questo è quello che più di tutto mi porto a casa in questa giornata”

– Eleonora

A fine giornata la condivisione ha aiutato a dare un nome a ciò che ci aveva colpito di una giornata così piena, ma anche a interrogarci e rilanciarci nello spirito di servizio per l’anno nuovo che inizia.

“A noi ha colpito così tanto stare qui qualche ora, ma c’è qualcuno che lo fa ogni giorno. Accogliere non è assistere, e accogliere ed essere accolti cambiano la vita.”

– Elena

Accogliere tutti con dignità. Su questo ha insistito don Chiampo. Mi ha fatto pensare molto alle motivazioni con cui io vivo il mio servizio”

– Giulia

Cagliero 11 – “Per gli educatori” – Gennaio 2023

Si allega di seguito il  Cagliero 11 n°169 con l’intenzione missionaria salesiana del mese di Gennaio 2023.

Intenzione Missionaria Salesiana, alla luce dell’intenzione di preghiera del Santo Padre.

Preghiamo perché gli educatori siano testimoni credibili, insegnando la fraternità anziché la competizione e aiutando in particolare i giovani più vulnerabili.

Per l’educazione dei giovani sloveni nello stile di Don Bosco.

 

Cari amici,

Non c’è dono più grande che quello di sentirci chiamati da Gesù a partecipare, insieme a molti, alla sua sempre affascinante missione di rendere presente il suo amore per le persone che ogni giorno incontriamo sulla nostra strada.

Trovarci di fronte a questo dono ci permette di riconoscere la gratuità di dell’amore del Signore per ogni sua creatura e, allo stesso tempo ci impegna, come educatrici ed educatori, a vivere ogni giorno da persone innamorate della vita, impegnate a rendere visibile quell’amore che accende i cuori, spinge a celebrare la gioia dell’incontro con l’altro, accresce la speranza, apre gli occhi alla scoperta di quella bellezza e semplicità che riempie l’esistenza di senso e meraviglia.

Vi auguro che questa certezza ci spinga sempre a metterci in cammino!

Suor Ruth del Pilar Mora Consigliera Generale delle missioni delle Figlie di Maria Ausiliatrice

Secondo incontro del percorso Buoni Cristiani e Onesti Cittadini

Dopo il primo incontro, “Ri-animare l’economia”, il 18 dicembre 2022, presso la Casa Ispettoriale delle Figlie di Maria Ausiliatrice si è svolto il secondo incontro del cammino “Buoni cristiani e onesti cittadini”, con queste seconda indicazione “Profezia di un’economia umana”.

Abbiamo iniziato l’incontro con la testimonianza di un giovane partecipante dell’Economy of Francesco, che ha raccontato l’importanza del cammino intrapreso:

Economy of Francesco potrà essere importante finché riuscirà a cogliere dai giovani che riportano la voce della realtà, una profezia che si concretizza non solo domani ma soprattutto oggi”.

Abbiamo affidato il nostro “Si” a questo cammino nella preghiera soffermandoci sulla figura di Giuseppe che conosce, pensa, considera, sogna, obbedisce.

Il Signore sogna changemakers!

Tre sono stati i passaggi della prima parte dell’incontro.

Il primo: la restituzione degli accordi presi nei diversi gruppi nel gioco di ruolo sull’economia circolare con alcune sottolineature: non esiste una sola soluzione, ma tanti compromessi, la complessità è da accettare e questo è evidente nel rapporto tra gli attori coinvolti e gli effetti dei loro accordi su breve e lungo termine.

Il secondo: la restituzione e la rielaborazione delle definizioni di changemaker.

Suor Alessandra Smerilli ha spiegato quale è stata l’intuizione di Papa Francesco.

“Io posso radunare intorno al tavolo i più grandi economisti del mondo ma non ci credo che se diciamo che l’economia va cambiata, che dobbiamo passare da un’economia che uccide, che esclude a un’economia che dà vita, chi per 20 o trent’anni è stato abituato a pensare l’economia in un certo modo possa cambiare. Allora la sua felice intuizione è stata: noi dobbiamo partire dai giovani”.

Quando abbiamo cominciato a selezionare questi giovani, abbiamo capito che c’erano tre grandi categorie: gli economisti, i ricercatori, gli studenti di master o dottorato, gli imprenditori, coloro che avevano già iniziato già da giovani a lavorare in un’impresa e/o a mettere su un’impresa e quelli che abbiamo chiamato change Makers, attivisti in qualcosa per far cambiare il mondo”.

Le definizioni date dai giovani hanno individuato chi sono, per cosa agiscono, quando e dove agiscono i changemakers. Per ognuna di queste categorie sono state proiettate nuvole di parole.

Un esempio di changemaker, vicino a noi ma che forse non abbiamo mai visto con questi occhi e che ha dimostrato di avere questa caratteristiche, è don Bosco che non diede definizioni ma spiegó il coraggio con il suo comportamento.  La vita di Don bosco ha incarnato ciò che la dottoressa Tiziana Ciampolini nel primo incontro ha evidenziato più volte, ovvero che “La realtà è più forte dell’idea”, criterio suggerito da Papa Francesco nell’Evangelii Gaudium:

La realtà è superiore all’idea. Questo criterio è legato all’incarnazione della Parola e alla sua messa in pratica”.

I giovani dopo queste prime sollecitazioni sono stati invitati a rispondere a due domande:

  • hai già agito come un/a changemaker nella tua vita?
  • quali sono gli ostacoli e i limiti che stanno tra te e la definizione di changemaker che hai dato?

Nella seconda parte dell’incontro è stato accolto Paolo Piacenza, giornalista freelance, tutor al Master in Giornalismo dell’Università di Torino, direttore editoriale per Pop Economix, associazione che promuove l’alfabetizzazione e l’informazione economica attraverso l’incontro tra teatro e giornalismo, Nadia Lambiese, Fondatrice e presidente di Mercato Circolare srl società benefit, dottoranda in Innovation for the Circular Economy all’Università degli Studi di Torino, presidente di Pop Economix.

Paolo e Nadia hanno sollecitato i giovani ad una prima riflessione sulle loro emergenze spirituali, personali, collettive attraverso la metodologia delle mappe realizzate da ciascuno e restituite in assemblea legate da parole comuni. 

Il video di Latour “Dove atterriamo?” ha permesso ai ragazzi di comprendere che per riorganizzare la società intorno alle urgenze è necessario ripensare il nostro rapporto con il vivente, con tutto ciò che ci sta intorno.

Nadia Lambiase ha poi affrontato, a partire dall’analisi di 7 personaggi del Piccolo Principe e attraverso sottolineature antropologiche sui vari personaggi, il tema della transizione ecologica e dell’economia circolare dando strumenti concreti di lettura della realtà che ci circonda.

I giovani hanno vissuto con entusiasmo e passione questo secondo incontro intenso e ricco di contenuti e riflessioni: i loro primi feedback positivi confermano un forte desiderio di discernimento di vivere come “Buoni Cristiani, onesti cittadini” a partire dalle scelte quotidiane, così come tanti giovani nel mondo stanno facendo dopo aver risposto all’invito di Papa Francesco.