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Prime Professioni Religiose al Colle Don Bosco: “Fate quello che vi dirà”

Domenica 8 settembre 2019 si sono svolte le prime Professioni Religiose al Colle Don Bosco per 18 giovani Salesiani:

  • Giovanni Maria Andreetta (INE)
  • Fabio Aroldi (ILE)
  • Matteo Maria Aynaudi (ICP)
  • Martin Böing (GER)
  • Melad Elia (GER)
  • Giona Filippo Favrin (ILE)
  • Gilles Françoise-Boieru (FRB)
  • Marco Domenico Gobbato (INE)
  • Fitwi Carlo Maria Grilli Colombo (ILE)
  • Vincent Kergourlay (FRB)
  • Tomas Kivita (ICP)
  • Alessio Moretto (ICP)
  • Alban Pelletier (FRB)
  • Leopoldo Matteo Pinto (IRL)
  • Roberto Pizzulo (ILE)
  • Marco Giuseppe Rossi (ILE)
  • Nicolas Schreiber (FRB)
  • Cătălin Petruț Sociu (INE)

Momenti di gioia e di fede hanno contraddistinto la celebrazione della S.Messa presieduta dal Vicario del Rettor Maggiore, don Francesco Cereda, al quale hanno partecipato con esultanza le famiglie gli amici dei novizi che hanno emesso i loro primi voti.

Lungo tutta la giornata hanno riecheggiato così le parole del Vangelo scelte per questo importante evento: “Fate quello che vi dirà” (Gv 2,5).

Rivivi l’evento:

 

Campo della Parola 2019 – Pracharbon

Come di consuetudine si è svolto il Campo della Parola nella settimana dal 21 luglio al 27 luglio presso la Casa Salesiana di Pracharbon. Una esperienza dedicata ai Ragazzi e le Ragazze della Scuola media e Biennio, volenterosi di approfondire la loro relazione con Dio attraverso l’ascolto diretto della Sua Parola, il confronto tra i coetanei, le catechesi, le testimonianze e la preghiera.  Il tutto è stato accompagnato da grandi giochi ed un clima di allegria tipico della congregazione salesiana!

Ecco qui tutte le foto delle giornate:

Prime Professioni Religiose – Colle Don Bosco 8 settembre 2019

“Fate quello che vi dirà”

(Gv 2,5)
Basilica del Colle Don Bosco 8 settembre 2019 – ore 15.00.

Riconoscenti al Padre, la Società di San Francesco di Sales e la Comunità del Noviziato annunciano con gioia le Prime Professioni Religiose:

  • Giovanni Maria Andreetta (INE)
  • Fabio Aroldi (ILE)
  • Matteo Maria Aynaudi (ICP)
  • Martin Böing (GER)
  • Melad Elia (GER)
  • Giona Filippo Favrin (ILE)
  • Gilles Françoise-Boieru (FRB)
  • Marco Domenico Gobbato (INE)
  • Fitwi Carlo Maria Grilli Colombo (ILE)
  • Vincent Kergourlay (FRB)
  • Tomas Kivita (ICP)
  • Alessio Moretto (ICP)
  • Alban Pelletier (FRB)
  • Leopoldo Matteo Pinto (IRL)
  • Roberto Pizzulo (ILE)
  • Marco Giuseppe Rossi (ILE)
  • Nicolas Schreiber (FRB)
  • Cătălin Petruț Sociu (INE)

Campo 4 2019 – Colle don Bosco

In ripresa delle attività pastorali, ecco un altro appuntamento da non perdere: il Campo 4. Un’ultima proposta che va a concludere i percorsi con i campi animatori, rivolta a tutti i ragazzi dalla 5° superiore in sù e per coloro che hanno già terminato il cammino, per approfondire il nuovo tema pastorale: “Puoi essere Santo #lidovesei”. Un forte momento di aggregazione e di confronto, un tempo per la restituzione del lavoro di conoscenza e confronto, di condivisione di domande, obiezioni e curiosità.

Quest’edizione delle attività del Campo 4 si svolgerà da giovedì 19 settembre a domenica 22 settembre 2019 presso la struttura del Colle don Bosco. Si consiglia vivamente di portare: quaderno ad anelli, biro, sacco a pelo/lenzuola, abbigliamento per giocare, scarpe comode e il pranzo al sacco per la giornata di giovedì.

Sabato 21, inoltre, vi sarà un incontro volto alla formazione dei giovani dell’MGS, agli Sdb (Salesiani di don Bosco) ed alle Fma (Figlie di Maria Ausiliatrice). Sarà possibile partecipare all’intero week-end oppure solo al ritiro della domenica, ecco il programma:

  • h 9.00 – Ritrovo,
  • h 9.30 – don Enrico Stasi,
  • h 12.30 – Pranzo (costo 7€),
  • h 13.30 – Proposte anno pastorale,
  • h 15.00 – Santa Messa.

Le iscrizioni dovranno essere fatte presso il proprio responsabile del centro di provenienza.

Per informazioni:

  • Don Stefano Mondin – stefano.mondin@31gennaio.net,
  • Suor Carmela Busia – pastorale@fma-ipi.it

Scarica qui le locandine per la stampa nei due formati:

 

Esercizi spirituali ad Andrate in preparazione alla Professione perpetua 2019

Dal 18 al 24 agosto scorso, si sono svolti gli esercizi spirituali ad Andrate (TO) per diciassette giovani salesiani d’Italia, in preparazione alla loro Professione perpetua.

La responsabilità dell’organizzazione del corso è stata affidata a don Marek Chrzan, direttore della Comunità salesiana di Torino “Crocetta”. Il predicatore di qualità è stato, non per la prima volta in queste occasioni, don Carlo Maria Zanotti, docente dell’UPS di Roma, già maestro dei novizi a Pinerolo.

Il corso ha avuto inizio a Valdocco, presso la Basilica di Maria Ausiliatrice intorno a Don Bosco, per poi proseguire nella Casa di Spiritualità della Beata Antonia M. Verna della Congregazione delle Suore della Carità dell’Immacolata Concezione d’Ivrea ad Andrate (TO). Una struttura ideale, situata alla sommità della Serra Morenica di Ivrea ad altezza di 850 m s.l.m. sotto i piedi delle Alpi.

L’ultimo giorno degli esercizi, sabato 24 agosto scorso, è stato vissuto ancora una volta a Valdocco, con la Messa solenne e il rinnovo della professione nella Chiesa di San Francesco di Sales, dove si possono ancora percepire gli inizi carismatici e storici della Congregazione. Tutto si è poi concluso con un pranzo fraterno offerto dalla comunità di Maria Ausiliatrice della “Casa Madre” dei Salesiani.

Ora, tutti i diciassette giovani salesiani che ha partecipato con gioia a questi esercizi spirituali sono pronti a vivere nelle prossime settimane la celebrazione della propria Professione perpetua.

Noi tutti accompagniamo loro nella preghiera.

Forum Internazionale dei Giovani e cammino post-sinodale: la parola a don Rossano Sala

Si è svolto l’XI Forum Internazionale dei Giovani dal 18 al 22 giugno tra Roma e Ciampino, con la partecipazione di circa 250 giovani di tutto il mondo e in rappresentanza di tanti movimenti e associazioni ecclesiali. Si riporta l’articolo pubblicato oggi dall’Agenzia d’Informazione Salesiana (ANS) e il video-commento di don Rossano Sala.

(ANS – Roma) – “Un momento d’incontro, comunione e sinodalità… Che è andato a dare compimento alla riunione Pre-sinodale dei giovani del marzo 2018”. Con queste chiavi di lettura don Rossano Sala, SDB, Segretario Speciale per il Sinodo dei Vescovi del 2018, interpreta l’XI Forum Internazionale dei Giovani, svoltosi dal 18 al 22 giugno tra Roma e Ciampino, con la partecipazione di circa 250 giovani di tutto il mondo e in rappresentanza di tanti movimenti e associazioni ecclesiali.

Don Sala, può raccontarci cos’è successo in quei giorni?

Abbiamo vissuto tre ampi momenti di riflessione. La prima giornata è stata dedicata al cammino sinodale, con particolare attenzione al metodo utilizzato: perché il Sinodo sui Giovani c’insegna in primo luogo uno stile di camminare, di dare la parola a tutti, di ascoltare.

La seconda giornata, poi, è stata dedicata all’Esortazione Apostolica Christus Vivit, affinché ciascun giovane e Chiesa particolare potesse conoscerla e farla propria.

E nella terza giornata abbiamo ragionato sul grande tema della ricezione, la fase più delicata di questo cammino Post-sinodale: come inaugurare nuovi cammini, nuovi itinerari, nuove prospettive?

Sabato mattina, infine, il Papa ci ha accolti in udienza, ha salutato, stringendogli la mano, tutti i giovani, uno ad uno; e ha anche presentato i temi delle tre prossime Giornate Mondiali della Gioventù (GMG), scanditi dal verbo “Alzati”, in una prospettiva di Risurrezione e di consapevolezza di quello che i giovani possono dire e possono dare al mondo e alla Chiesa.

Quali sono le principali prospettive su cui lavorare ora?

Faccio riferimento alle tre parole emerse dal cammino sinodale: in primo luogo “Sinodalità”. La grande richiesta dei giovani alla Chiesa è che sappia vivere e lavorare insieme, che sia un segno luminoso di fraternità. I giovani ci hanno ricordato che la comunione è la prima e più importante forma di evangelizzazione.

La seconda parola è “Vocazione”. Ognuno è chiamato a dare la sua parte, in ottica missionaria. La grande domanda che Papa Francesco pone a tutti i giovani non è “Chi sono io?”, o “Cosa posso fare per essere felice?”; ma “Per chi sono io?”, “Chi devo rendere felice per essere felice?”.

E la terza è “Discernimento”. Papa Francesco non ci offre soluzioni preconfezionate, ma chiede ai giovani di mettersi davanti al Signore in una dinamica contemplativa ed entusiasmante, in cui tutti siamo soggetti attivi.

Cosa significa tutto questo per la Famiglia Salesiana?

Intanto voglio dire che a quest’incontro c’erano, sì, alcune persone del mondo salesiano, poi c’era Carina, la rappresentante del Movimento Giovanile Salesiano… Ma soprattutto c’erano tanti giovani che hanno manifestato in quei giorni una simpatia, una conoscenza e uno stile salesiano.

Poi, per un salesiano, significa principalmente fare dei giovani dei compagni di viaggio. Non i giovani come recettori, come destinatari, ma come protagonisti della Pastorale. Don Bosco, d’altra parte, ha sempre creduto nei giovani: basta vedere l’atto di fondazione della Congregazione, che è stato firmato da ragazzi di 14-15 anni. La Chiesa oggi ci chiede un rinnovato entusiasmo per ripartire da lì.

Guardando al Capitolo Generale, oltre che al cammino sinodale, quali Salesiani per i giovani di oggi?

Un salesiano, innanzitutto, che abbia fiducia nei giovani; che sappia mettersi in discussione di fronte alla sfide del nostro tempo, in una rinnovata laboriosità culturale; e che sia cosciente della sua vocazione specifica verso i giovani più piccoli e più poveri.

Su ANSChannel è disponibile il video integrale dell’intervista a don Rossano Sala (anche con sottotitoli in spagnolo).

RMG – Seminario di studio su “Accompagnamento Salesiano e Affettività”

Un Seminario di studio su “Accompagnamento Salesiano e Affettività” promosso dal Dicastero per la Pastorale Giovanile. SI riporta l’articolo pubblicato oggi dall’Agenzia d’Informazione Salesiana (ANS).

(ANS – Roma) – Dal 25 al 29 novembre 2019 al “Sacro Cuore” di Roma si terrà un Seminario di studio su “Accompagnamento Salesiano e Affettività” promosso dal Dicastero per la Pastorale Giovanile. Si tratta dell’ultima tappa di un percorso di animazione della Congregazione sul tema dell’Accompagnamento Salesiano.

Tra il 2010 e il 2013, infatti, il Dicastero per la Pastorale Giovanile ha organizzato una serie di quattro seminari, dal 2010 al 2013, sul tema della direzione spirituale. Gli atti di questa serie di seminari sono stati poi raccolti nella pubblicazione “Accompagnamento spirituale. Itinerario pedagogico spirituale in chiave salesiana al servizio dei giovani”.

Nel 2016, inoltre, lo stesso Dicastero ha promosso un Seminario di studio intitolato “Accompagnare la vita di preghiera”.

Alla luce delle indicazioni provenienti dai Sinodi sulla famiglia e sui giovani, e delle riflessioni promosse dalla Congregazione con il Congresso Internazionale su Pastorale Giovanile e Famiglia, il prossimo Seminario di Studio guarderà dunque all’accompagnamento dei giovani con riferimento al tema dell’affettività e dell’educazione all’amore.

Il Seminario si rivolge a Salesiani e laici impegnati nell’accompagnamento personale dei giovani e a quanti hanno un’esperienza concreta nell’educazione dell’affettività dei giovani nella Pastorale Giovanile Salesiana. L’incontro sarà articolato in quattro moduli: studio delle sfide antropologiche, culturali e sociali nel campo dell’educazione all’amore; caratteristiche della persona che accompagna i giovani nel cammino dell’educazione all’amore e nel discernimento; le sfide affettive che i giovani incontrano oggi nel loro cammino di crescita integrale; il contributo del carisma salesiano nei processi di educazione all’amore, a partire dallo studio delle fonti su San Francesco di Sales.

Ogni giornata sarà dedicata all’approfondimento di un modulo. Ogni giorno al mattino sarà offerta una lectio divina e una relazione principale sul tema, con un tempo appropriato per la riflessione personale e il confronto in gruppi linguistici. Nella prima sessione del pomeriggio di ogni giornata, i partecipanti potranno presentare i frutti del loro confronto nei gruppi di lavoro e dialogare con i relatori del Seminario. L’ultima sessione di ogni giornata sarà dedicata all’approfondimento, in forma laboratoriale e sotto la guida di esperti, di alcune tematiche specifiche in linea con gli obiettivi del Seminario: omosessualità e teoria del “gender”, affettività e famiglia, educazione sessuale integrale, “transformative learning”.

La metodologia proposta, pertanto, intende favorire il coinvolgimento attivo dei partecipanti e la produzione di materiale di supporto alla riflessione e all’educazione dei giovani con riferimento ai temi dell’affettività e dell’amore.

Il Dicastero per la Pastorale Giovanile è in grado di offrire la partecipazione al Seminario. Per l’alloggio e la sistemazione a Roma, si rinvia all’iniziativa dei partecipanti.

Per registrarsi al Seminario occorre compilare l’apposito formulario

 

 

La Vocazione nell’era digitale – don Luca Peyron su Rogate Ergo

Si segnala l’articolo pubblicato dalla Rivista di animazione vocazionale Rogate Ergo (n.4 2019), redatto da don Luca Peyron sul tema della “vocazione nell’era digitale”, riportando il suo nuovo libro Incarnazione digitale (Editrice Elledici).

Dal 1985 comincia la diffusione di massa dei computer ad interfaccia grafica, da allora i nuovi nati sono chiamati dalla sociologia nativi digitali, bimbi cresciuti in un mondo totalmente avvolto dal digitale e tutti gli altri sono ormai migranti digitali. Sono i nostri giovani, coloro che siamo chiamati ad accompagnare.

Le questioni che l’era digitale suscita sono profondamente connesse con i temi tipicamente propri della pastorale vocazionale: l’identità, la libertà, la responsabilità, la capacità di scegliere, l’idea stessa di ascolto e di risposta. Lo si deduce affrontando le grandi questioni sociali ed antropologiche dell’era digitale quali la velocità, la globalità, la reversibilità apparente delle scelte, la fruibilità e l’intuitività degli strumenti, la democraticità e l’accessibilità ai beni e così via. Dal punto di vista sociale le distanze sono molte: i nostri contemporanei hanno accettato l’assioma che il possibile è doveroso e che il principio teleologico sia il termine di un processo sostanzialmente sperimentale e matematico e non la verità verso cui tendiamo perché donata in una Rivelazione. Inoltre la vocazione del mondo consiste, per i nostri contemporanei, nello scoprire come realizzare tecnicamente quanto è socialmente desiderabile e perciò immediatamente giusto e non certamente accogliere e custodire il Regno. C’è un invisibile che si prende cura di noi ed è una struttura informazionale, una rete digitale, ed i cristiani di questo tempo, che hanno contribuito a disegnare questo scenario, sono chiamati a porvi la differenza cristiana, a suggerire un governo di questo processo. Benedetto XVI, riprendendo il Magistero di Paolo VI, ci ha ricordato in Caritas in Veritate che rispondere allo sviluppo tecnologico è parte integrante della nostra vocazione cristiana, anzi che è proprio della vocazione cristiana intesa come presenza dei cristiani nel tempo in cui vivono.

Quali dunque alcuni suggerimenti in termini di pastorale vocazionale? In primo luogo è necessario conoscere meglio il mondo che ci circonda, sforzandosi di non avere precomprensioni. Non bisogna pensare in modo ingenuo che la conoscenza o la semplice utilizzazione di questi strumenti siano di per sé sufficienti, ma sono certamente quel primo contatto con la realtà oggi necessario e senza temere il senso di estraneità, perché l’amore lo può redimere. Dal punto di vista vocazionale il digitale ci impone un ascolto nuovo, vero, che dica un desiderio autentico di conoscenza e di coinvolgimento, una dichiarata volontà di non essere alieni in questo mondo e che accetta l’umiliazione di rimettersi ad imparare. Un secondo aspetto è quello di cercare di più il dialogo intergenerazionale: se i giovani sono tecnicamente più capaci di stare nella realtà digitale, d’altro canto non hanno l’esperienza esistenziale per rispondere alle sollecitazioni che la vita pone. Dopo diversi secoli questa è la prima occasione in cui generazioni diverse hanno costitutivamente bisogno le une delle altre. Chi è più vecchio ha bisogno dei giovani per stare nella realtà e chi è più giovane ha bisogno dei vecchi per giudicare questa realtà in cui tutti noi stiamo. Di qui può nascere un dialogo fecondo in cui ciascuno porta quello che è e quello che ha, senza posizioni di dominio, senza giudizi precostituiti, senza soprattutto posizioni di potere. Dal punto di vista vocazionale un tale percorso è molto fecondo perché restituisce agli educatori uno sguardo effettivamente casto, uno sguardo che non possiede l’altro per ottenerne qualche cosa, per portarlo là dove pensa egli debba andare poiché invece siamo in cammino tutti insieme. Rischieremo di sembrare goffi, ma questo ci restituirà tenerezza, rispetto reciproco e dovremmo badare a non pretendere di dire l’ultima parola, di sapere la verità. Il terzo e ultimo aspetto lo recuperiamo dalla tradizione spirituale: il bisogno del silenzio e del tempo. L’era digitale va veloce, affoga la mente ed il cuore in una alluvione di dati, pretende che l’essere umano sia performante, come una macchina. Nel 2020 è stato calcolato che su 7 miliardi e mezzo di persone ci saranno 80 miliardi di macchine connesse tra loro. Le macchine dunque parlano già tra loro escludendoci dal dialogo, non dobbiamo rincorrerlo, dobbiamo governarlo, e proprio perché loro già corrono, noi possiamo passarci il lusso di rallentare, di fermarci. Nessuno, neppure la macchina in realtà, è capace di fare due operazioni contemporaneamente, dobbiamo ricordare all’essere umano che deve scegliere di essere se stesso lasciando alla macchina il compito di compitare.

La pastorale vocazionale nell’era digitale deve essere il luogo esistenziale e teologico in cui possiamo scegliere di non essere performanti, ma performativi, ossia un contesto in cui essere accompagnati non a raggiungere dei risultati, ma in cui essere raggiunti da una notizia, quella dell’amore di Dio che ci permette di essere sino in fondo capaci di noi stessi e degli altri. In un contesto in cui la realtà quasi impone di utilizzare delle piattaforme pensiamo ai social media possiamo rilanciare lo spazio gratuito della meraviglia, della sorpresa, della creatività ricordando ai nostri contemporanei che l’esercizio autentico della libertà avviene non nell’esecuzione di un programma o di un progetto e qui dovremmo purificare anche il nostro linguaggio fatto di troppi progetti di Dio e progetti pastorali ma nell’accoglienza di una libera facoltà di risposta creativa. La vocazione, infatti, non è adesione ad un percorso, ma conoscenza di una meta la santità da raggiungere in uno stato di vita liberamente e creativamente generato giorno per giorno in dialogo con Dio. L’era digitale ci consegna, in modo spesso scorretto, un’istanza corretta. In qualche modo i nostri contemporanei si sono aspettati dai grandi innovatori non semplicemente dei prodotti capaci di incontrare dei bisogni, ma una filosofia di vita, una risposta materiale ad una domanda esistenziale.

All’inizio dell’anno un esperto del settore scrive:

“Non sappiamo che cosa svelerà un nuovo paradigma, genererà un nuovo mercato, aprirà gli occhi sul superamento di un nuovo limite del possibile. Ma sappiamo che l’innovazione che adotteremo si manifesterà come uno di questi svelamenti. Tutto il resto sarà qualcosa da comprare. O da non comprare. La Apple sarà protagonista del nuovo paradigma? Lo sarà la Samsung? Lo sarà l’IIT o la Bosch? Lo sarà Google o il New York Times? Non lo sappiamo. Ma sappiamo che non è l’aggiornamento che cerchiamo. Cerchiamo risposte a domande fondamentali”.

Ecco abbiamo delle risposte, abbiamo la risposta alla domanda fondamentale ed è Gesù, ieri come domani, accompagniamo i nostri contemporanei nello scoprirla nell’unico modo possibile: in una relazione, l’era digitale ben governata ci fornisce strumenti nuovi per portare questa notizia e favorire questa relazione.

Savio Club: esercizi spirituali delle scuole medie a Colle Don Bosco

Dall’11 al 13 aprile scorso si sono svolti gli esercizi spirituali delle scuole medie presso Colle Don Bosco, raggiungendo 150 partecipanti.

Tra i presenti, i novizi di Monte Oliveto, le postulanti Figlie di Maria Ausiliatrice di Torino, alcuni animatori e alcuni catechisti delle scuole salesiane del Piemonte.

Una iniziativa che da anni si propone alle scuole medie del Piemonte e della Valle d’Aosta.

I ragazzi hanno lavorato sul tema “Ho desiderato mangiare questa Pasqua con voi“, una sorta di preparazione  alla Pasqua ormai prossima, riflettendo soprattutto sulla parabola dei talenti: il Signore ci chiama dandoci dei doni specifici da mettere a servizio degli altri.

Si è poi lavorato e riflettuto sul “Sogno dei 9 anni“, ricordando come Don Bosco si è sentito dire “renditi umile, forte e robusto“.  A tal proposito sono intervenuti dei testimoni che hanno parlato di questi 3 aspetti.  Ulteriore riflessione è stata poi dedicata alla vocazione di Mosé, che al roveto ardente si è sentito dire di togliersi i sandali per poter poi andare a servire il suo popolo.

Un’esperienza valida a motivo della scelta ottima fatta dai responsabili delle singole case.

Sicuramente la presenza dei novizi e delle postulanti ha aiutato a creare un clima familiare dove preghiera, formazione, divertimento e relazioni sono stati ben dosati nello stile di don Bosco.

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